giovedì 19 febbraio 2026

UN SACRIFICIO RITUALE

 


Terribile lesa maestà giudiziaria nel comportamento che portò l’ avvocato Longo  in carcere ? Assolutamente no, e questo libro lo dimostra. 

Una raccolta impressionante di documenti che prova come la magistratura ebbe a condannarlo innocente.  Ben sapendolo. Il volume raccoglie e commenta gli atti incriminati e li pone  alla valutazione  del Lettore che si renderà conto di come fossero atti assolutamente legittimi e pure assai fondati . Inappuntabili, benchè certamente molto sgraditi perché toccavano il nerbo di potenti illegalità ambientali e chiedevano il trasferimento del processo in altra sede o quanto meno la sostituzione del giudice che prendeva evidenti imbeccate dietro le quinte dopo le quali revocava ogni provvedimento preso che fosse a favore dell’ imputato.    

Va ricordato anche che le istanze incriminate e per le quali l' avvocato Longo fu condannato con rara e studiata ferocia, furono redatte anche in nome e per conto della Rivista Giustizia Giusta, organo della associazione per la giustizia e il diritto " Enzo Tortora", di cui era presidente e direttore all' epoca il compianto prof. Paolo Signorelli, prima vittima di malagiustizia in Italia che abbia avuto un risarcimento per ingiusta detenzione. l' avvocato Longo era referente per la sua regione sia della Rivista che della associazione cui segnalava casi di malagiustizia  della zona. Nel testo troviamo le istanze originali timbrate e vergate col logo della associazione che  da sempre sosteneva l' avvocato Longo nella sua battaglia  di resistenza alla ferocia giudiziario-ordinistica che lo aggrediva da anni. Massacrando l' avvocato a loro inviso, volevano queste jene scatenate liberarsi anche dell' osservatorio contro la malagiustizia che operava attraverso di lui.  In branco lo attaccarono, mentre era debole e sotto processo,  per farla finita  con lui e con l' associazione Enzo Tortora di cui era referente regionale. 




" Macelleria  giudiziaria" documenta nel dettaglio  anche  le oltre 50 illegalità poste in essere invece  in quel processo da un giudice che dimostrava  nei fatti la propria insostenibile  leggerezza del giudicare , rifiutando ogni accertamento richiesto dalla difesa, fra cui la prova di chi avesse fornito il libro incriminato agli esponenti “ ordinistici” che denunciarono l’ avvocato Longo .

 

Chi ha fornito il libro ? Per il giudice era “ Irrilevante”. Chi ne era l’ autore ? “ Irrilevante “ anch’ esso, tanto alla sbarra c’era chi si riteneva essere l’ autore e tanto bastava per soddisfare i querelanti che lo volevano condannato ad ogni costo .  Il libro lo aveva letto qualcuno ? “ Irrilevante provarlo,  perché L’ entità percepisce lo stesso  le offese” : quando il diritto sfocia nel paranormale e nel linciaggio mortale dei dissidenti.

 

 L’ avvocato Longo : condannato prima senza prove e giusto processo per un libro di denuncia del malcostume in ambito giudiziario e  pure  condannato poi a due anni e 4 mesi di carcere per essersi opposto al suo linciaggio processuale chiedendo il trasferimento del processo e il cambio del giudice e , soprattutto, perché la prima condanna non era sufficiente a farlo fuori. 

    Un doppio  processo che fu un rito sacrificale : giudiziario, massonico e kosher.

 

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