martedì 11 novembre 2025

IL LAVORO RENDE LIBERI ( 3)

 


“Caro collega, quello che scrivi sul tuo blog (  https://monitore1980.blogspot.com/2025/11/uno-sguardo-dietro-le-quinte.html ) mi lascia basito.

Io svolgo la professione a Terni da 30 anni e seguo  in particolare il diritto penitenziario, ma è la prima volta che vedo uno sconcio come questo . Mi riferisco al fatto che appena uscito dal carcere UEPE ti abbia chiesto , gentilmente ( ma in quel contesto la gentilezza è solo apparente , sa da avvertimento…) di rinunciare al tuo lavoro, per il quale la Sorveglianza di Padova ti aveva autorizzato e fatto uscire. Una richiesta del genere è immorale da far spezzare il cuore. Ma nel tuo blog dovresti anche dire che è ILLEGALE. Come sai e come devono sapere i tuoi lettori, è il Giudice di Sorveglianza che, quando fa uscire un detenuto non per fine pena, ma prima, “ in prova” , come è capitato a te, lo fa solo se ha un lavoro “ fuori" e se quel lavoro lui lo autorizza. Per capirsi : uno zingaro non lo manderebbero mai a lavorare  come commesso in una gioielleria, o un rapinatore a fare l’ usciere in una banca…. Tu sei stato autorizzato a fare l’ avvocato, perché hai superato ogni vaglio  di professionalità e UEPE ( L’  Ufficio Penale – NDR ) non si deve permettere di contestare una decisione giudiziaria di Sorveglianza ! Di più : tu non hai solo diritto a fare l’ avvocato, ma hai un dovere di farlo. Il Lavoro è considerato dal codice penale e penitenziario il miglior strumento per il reinserimento  sociale di una persona che è stata in carcere e per chi è un delinquente – non è il tuo caso, ma così si esprime la legge – è il metodo rieducativo per eccellenza  ai valori morali e di legalità : il lavoro rende liberi, no ? E non un lavoro qualsiasi, ma solo quello indicato dal giudice nel decreto di scarcerazione “ in prova”. Tentare di fartelo abbandonare approfittando  della tua fragilità di persona appena uscita dal carcere e in libertà, ma  “ in prova” , è stato un crimine, anche dal punto di vista legale, perché è un abuso . Saresti stato un pazzo a rinnegare in tuo danno il giudice che ti aveva liberato, col rischio pure,  rifiutandoti  di svolgere il lavoro che ti aveva indicato, di ritornare in galera per “ violazione delle prescrizioni “. Che messaggio viene dato con questo ? Che lo Stato che con una mano ti dà il tuo lavoro, con l’ altra poi te lo toglie ? Ma uno Stato che si comporta così è uno stato immorale,  che non può dare lezioni di legalità a nessuno , è uno Stato infame, che bara al gioco e non ha alcun diritto di rieducare nessuno ! Rieducare a cosa , a fregare i più deboli in barba alla  stessa legge ? Se le cose stanno come le hai scritte e non ho motivo di dubitare, quel funzionario andrebbe rimosso . Considera l’ ipotesi di denunciarlo. Se vuoi, io sono a tua disposizione per darti una mano. E’ scandaloso poi che il tuo ordine territoriale non abbia preso le tue difese chiedendo al Ministro la rimozione di un siffatto funzionario e abbia, addirittura, agito da sponda per eseguire l’ obiettivo di toglierti il lavoro  non avendo tu, per dignità e diritto, rinunciato ad esso. Un caro saluto. Forza e avanti.

Un collega da Terni

( mail firmata) “


 

Non ho molto da aggiungere alla lettera inviatami da questo Collega, se non una  considerazioni che conferma  la gravità di quanto  ho patito in quella circostanza.  Nel novembre, 2022 , venne in carcere a conferire con me altro funzionario UEPE del medesimo ufficio, ma su incarico della magistratura bolognese, non friulana. Pendeva infatti in quella città una vecchia istanza di “ affidamento” e il tribunale di Bologna voleva calibrare come potessi svolgere il mio lavoro di avvocato. Nessun divieto : per gli spostamento fuori regione si ipotizzavano autorizzazioni di volta in volta e il problema del divieto di contatto con “ pregiudicati”, tipica prescrizione in questi casi difficile da osservare per un avvocato penalista, venne risolta per il fatto che il contatto era dovuto per ragioni professionali e non criminali : sarebbe stato come impedire a un medico di curare i malati con la fedina penale sporca. Ricordo che sottolineai alla funzionaria come io fossi difensore penale di associazioni politiche  per cui i lori iscritti erano  ..per lo  più persone oneste e incensurate, imputate  solo per ragioni politiche e non criminali”. La funzionaria si tranquillizzò moltissimo a quella mia precisazione: non si trattava di spacciatori di droga, rapinatori, violentatori e cosi via. Ma solo di onesti idealisti che sognavano un Veneto Libero. Stesso ufficio penale, diversi funzionari, ma soprattutto diversi mandanti ,cioè diversi tribunali che avevano conferito l’ incarico di relazionare sul mio lavoro.  Ciò che per Bologna era un motivo positivo  ( avvocato onesto e difensore di  imputati politici) , per il Friuli era un motivo negativissimo , tale da tenermi dentro e togliermi il lavoro.

Come andò a finire  con il tribunale di Bologna, uno dei più liberali d’ Italia  ? Male, perché nel frattempo intervenne la solita magistratura friulana e forse qualche barbafinta : fecero  pressioni  a  Bologna , e all’ udienza  del novembre 22,   la mia istanza venne rigettata. Udienza con trenta imputati  che chiedevano misure  alternative al carcere. Tutti con curriculum penali da far paura: rapine,  omicidi, sparatorie,  aggressioni,  estorsioni,  usure,  gambizzazioni, spaccio di droga,  conflitti a fuoco,  sequestri di persona... Molti erano affiliati a qualche cosca.  L’ unica istanza cui il procuratore Generale diede parere favorevole per l’ accoglimento fu la mia . Molte furono accolte, nonostante il parere negativo. Non la mia . Ero l’ unico che non aveva precedenti penali o curriculum penali inquietanti.  Puoi sciogliere i bambini nell’ acido e troverai clemenza presso i magistrati italiani. Però non se le toghe ti considerano reo di lesa maestà giudiziaria. Per te non ci sarà mai scampo.

Ma ci torneremo su…

Avv. Edoardo Longo

longolegal@libero.it

 

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