“Caro collega, quello che
scrivi sul tuo blog ( https://monitore1980.blogspot.com/2025/11/uno-sguardo-dietro-le-quinte.html ) mi lascia
basito.
Io svolgo la professione
a Terni da 30 anni e seguo in particolare il diritto penitenziario, ma è la
prima volta che vedo uno sconcio come questo . Mi riferisco al fatto che appena
uscito dal carcere UEPE ti abbia chiesto , gentilmente ( ma in quel contesto la
gentilezza è solo apparente , sa da avvertimento…) di rinunciare al tuo lavoro,
per il quale la Sorveglianza di Padova ti aveva autorizzato e fatto uscire. Una
richiesta del genere è immorale da far spezzare il cuore. Ma nel tuo blog dovresti
anche dire che è ILLEGALE. Come sai e
come devono sapere i tuoi lettori, è il Giudice di Sorveglianza che, quando fa
uscire un detenuto non per fine pena, ma prima, “ in prova” , come è capitato a
te, lo fa solo se ha un lavoro “ fuori" e se quel lavoro lui lo autorizza.
Per capirsi : uno zingaro non lo
manderebbero mai a lavorare come
commesso in una gioielleria, o un rapinatore a fare l’ usciere in una banca….
Tu sei stato autorizzato a fare l’ avvocato, perché hai superato ogni vaglio di professionalità e UEPE ( L’ Ufficio Penale – NDR ) non si deve permettere
di contestare una decisione giudiziaria di Sorveglianza ! Di più : tu non hai
solo diritto a fare l’ avvocato, ma hai un dovere di farlo. Il Lavoro è considerato
dal codice penale e penitenziario il miglior strumento per il reinserimento sociale di una persona che è stata in carcere e
per chi è un delinquente – non è il tuo caso, ma così si esprime la legge – è il
metodo rieducativo per eccellenza ai
valori morali e di legalità : il lavoro rende liberi, no ? E non un lavoro
qualsiasi, ma solo quello indicato dal giudice nel decreto di scarcerazione “
in prova”. Tentare di fartelo abbandonare approfittando della tua fragilità di persona appena uscita
dal carcere e in libertà, ma “ in prova”
, è stato un crimine, anche dal punto di vista legale, perché è un abuso . Saresti stato
un pazzo a rinnegare in tuo danno il giudice che ti aveva
liberato, col rischio pure, rifiutandoti
di svolgere il lavoro che ti aveva
indicato, di ritornare in galera per “ violazione delle prescrizioni “. Che
messaggio viene dato con questo ? Che lo Stato che con una mano ti dà il tuo
lavoro, con l’ altra poi te lo toglie ? Ma uno Stato che si comporta così è uno
stato immorale, che non può dare lezioni
di legalità a nessuno , è uno Stato infame, che bara al gioco e non ha alcun diritto
di rieducare nessuno ! Rieducare a cosa , a fregare i più deboli in barba alla stessa legge ? Se le cose stanno come le hai
scritte e non ho motivo di dubitare, quel funzionario andrebbe rimosso .
Considera l’ ipotesi di denunciarlo. Se vuoi, io sono a tua disposizione per darti
una mano. E’ scandaloso poi che il tuo ordine territoriale non abbia preso le tue
difese chiedendo al Ministro la rimozione di un siffatto funzionario e abbia,
addirittura, agito da sponda per eseguire l’ obiettivo di toglierti il lavoro non avendo tu, per dignità e diritto, rinunciato
ad esso. Un caro saluto. Forza e avanti.
Un collega da Terni
( mail firmata) “
Non ho molto da aggiungere
alla lettera inviatami da questo Collega, se non una considerazioni che conferma la gravità di quanto ho patito in quella circostanza. Nel novembre, 2022 , venne in carcere a
conferire con me altro funzionario UEPE del medesimo ufficio, ma su incarico
della magistratura bolognese, non friulana. Pendeva infatti in quella città una
vecchia istanza di “ affidamento” e il tribunale di Bologna voleva calibrare
come potessi svolgere il mio lavoro di avvocato. Nessun divieto : per gli
spostamento fuori regione si ipotizzavano autorizzazioni di volta in volta e il
problema del divieto di contatto con “ pregiudicati”, tipica
prescrizione in questi casi difficile da osservare per un avvocato penalista,
venne risolta per il fatto che il contatto era dovuto per ragioni
professionali e non criminali : sarebbe stato come impedire a un medico di
curare i malati con la fedina penale sporca. Ricordo che sottolineai alla funzionaria
come io fossi difensore penale di associazioni politiche per cui i lori iscritti erano “..per lo più persone oneste e incensurate, imputate solo per ragioni politiche e non criminali”. La
funzionaria si tranquillizzò moltissimo a quella mia precisazione: non si trattava di spacciatori di droga, rapinatori,
violentatori e cosi via. Ma solo di onesti idealisti che sognavano un Veneto Libero. Stesso ufficio
penale, diversi funzionari, ma soprattutto diversi mandanti ,cioè
diversi tribunali che avevano conferito l’ incarico di relazionare sul mio
lavoro. Ciò che per Bologna era un
motivo positivo ( avvocato onesto e difensore
di imputati politici) , per il
Friuli era un motivo negativissimo , tale da tenermi dentro e togliermi il lavoro.
Come andò a finire con il tribunale di Bologna, uno dei più
liberali d’ Italia ? Male, perché nel
frattempo intervenne la solita magistratura friulana e forse qualche barbafinta : fecero pressioni a Bologna , e all’
udienza del novembre 22, la mia istanza venne rigettata. Udienza con
trenta imputati che chiedevano misure alternative al carcere. Tutti con curriculum
penali da far paura: rapine, omicidi, sparatorie, aggressioni, estorsioni, usure, gambizzazioni, spaccio di droga, conflitti a fuoco, sequestri di persona... Molti erano affiliati a qualche cosca. L’ unica istanza cui il procuratore Generale
diede parere favorevole per l’ accoglimento fu la mia . Molte furono accolte,
nonostante il parere negativo. Non la mia . Ero l’ unico che non aveva
precedenti penali o curriculum penali inquietanti. Puoi sciogliere i bambini nell’ acido e troverai
clemenza presso i magistrati italiani. Però non se le toghe ti considerano
reo di lesa maestà giudiziaria. Per te non ci sarà mai
scampo.
Ma ci torneremo su…
Avv. Edoardo Longo


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