martedì 26 maggio 2026

STRANE MANOVRE IN CORSO

 


( Pacifico presidio veneto avanti ad 
Agenzia delle Entrate di Pordenone ) 

Ci ha scritto un Lettore di Vicenza per chiederci se l’ avvocato Longo è stato riammesso al lavoro , perché, ci scrive  “a  Trieste hanno già fissato per il prossimo giugno, il processo d’ appello agli imputati del Comitato di Liberazione Veneto , macellati pochi mesi fa dal tribunale di Pordenone, quello stesso tribunale che ha voluto estrometterne l’ avvocato a tutti i costi”. Cogliamo l’ occasione per rispondere al nostro amico di Vicenza e ad altri che dal Veneto ci stanno segnalando da tempo strane “ manovre” giudiziarie con sospetti cambi di giudici nei processi agli indipendentisti.

Andiamo con ordine.

Il processo ora in fase di appello a Trieste  è un processo di un certo rilievo politico , perché la denuncia era partita, per medesima ammissione di un dirigente Digos ascoltato due anni fa come testimone, “ per bloccare l’ espansione politica di C.L.N.V. nella città di Pordenone”. Ne parliamo qui : https://lanterna88.blogspot.com/2023/09/e-la-cchiamano-repubblica-democratica.html

Fatto fuori “ Edoardo grazie ai servigi, senz’ altro ben  ricompensati , del locale ente “ ordinistico “ degli avvocati, il tribunale ha rapidamente sostituto il primo giudice che pure aveva seguito con molto equilibrio e saggezza il processo, con un  nuovo giudice che , dopo aver disposto l’ audizione rinnovata di un paio di testimoni  d’ accusa per far attaccare loro senza ritegno gli imputati ( dal momento che la prima audizione era stata molto composta) , ha rapidamente chiuso il processo condannando quasi tutti gli imputati e pure facendolo con rara ferocia. Rapidissimo è arrivato ora l’ appello, dopo pochi mesi, quando il tempo è generalmente dopo un paio di anni. Questa rapidità non è a  favore degli imputati, perchè  il tempo generalmente lavora per un affievolimento della volontà accusatoria. Per varie ragioni che esporremo, ci sentiamo di credere a chi maliziosamente ci suggerisce che è probabile sia stata l’ autorità giudiziaria di Pordenone a sollecitare l’ appello, proprio per evitare che l’ avvocato Longo, che ha diritto a riprendere il lavoro, possa riprendere le redini di questo processo. Ma, intanto, Edoardo, è vilmente bloccato dagli imbrogli e stratagemmi dell’ ente “ordinistico”. Un caso ? Non crediamo proprio, anzi, siamo dell’ opinione del compianto Giulio Andreotti che diceva : “ A pensare male si fa peccato, ma si indovina sempre”. L’ ipotesi trova conferma in una altra serie di “ coincidenze” simili. Diceva un famoso pubblico ministero che le coincidenze nel mondo della giustizia non esistono : “due  coincidenze, sono due coincidenze,  più di due non lo sono proprio”.  E qui di coincidenze ce ne sono molte più di due….



( tribunale  di Pordenone blindato durante una  udienza agli indipendentisti 
che protestarono pacificamente presso Agenzia delle Entrate )


Spieghiamoci.

Oltre al caso citato, sono almeno 5 o 6 i cambi di giudice avvenuti e a nostra conoscenza  nei processi politici agli indipendentisti seguiti a suo tempo da Edoardo . Cambi avvenuti subito dopo la sua “ liquidazione” del marzo 2024, e solo in questi processi, e in tutti i processi politici che gestiva Edoardo presso i Tribunali di Pordenone e di Treviso. Ogni cambio ha visto sostituire i giudici, per lo più con grande anzianità di servizio, profondo equilibrio e con impostazione assolutamente non colpevolista, con giudici giovani, appena entrati in servizio, professionalmente “ acerbi” , con espressa volontà di carriera e dall’ impostazione fieramente giustizialista e anti garantista che ha prodotto l’ effetto sperato dietro le quinte e cioè fior di condanne : a Pordenone, Treviso e in parte anche a Padova.

  Eh, già : per condannare imputati che potevano seriamente confidare nella assoluzione, non bastava “ far fuori l’ avvocato Longo “ ( nobile  espressione usata dal un magistrato onorario di Pordenone , ora non più ivi in servizio) . Andavano rimossi anche i giudici. Perché ? Primo, perché il lavoro difensivo fatto da Edoardo andasse totalmente vanificato a favore di linee giudiziarie aggressive verso gli imputati e poi anche perché i precedenti giudici, che conoscevano e rispettavano Edoardo da anni, ben venendo a sapere che era stato “ liquidato” proprio per il suo lavoro di difensore , non avrebbero certo gradito la mossa ( Uno di loro a Trieste lo ha pure confidato ad Edoardo e lui ne parla nel suo libro “ Ritorno ad Itaca” : https://www.lulu.com/it/shop/edoardo-longo/ritorno-ad-itaca/paperback/product-45d9evm.html?page=1&pageSize=4    ) e ciò non avrebbe giovato – anzi ! – a pressioni per pronunciare condanne.

 Doveva essere anche  damnatio  memoriae “ per l’ avvocato dei non allineati, oltre alla sua  estromissione " golpistica". Andava " resettato " tutto ciò che riportava all' avvocato estromesso  in quei processi. Altrimenti le condanne  agli indipendentisti non sarebbero arrivate, perché i giudici onesti hanno ancora la loro dignità, e così li hanno sostituiti con nuove leve assetate di sangue cresciute a toghe e manette.  Per i nuovi , l’ avvocato Longo è solo un “ criminale” che è stato felicemente  tolto di mezzo. Da brindare all' evento. Altro che farsi troppe domande. 

Ecco perché ci siamo noi, piccolini,  con  questo blog : per smascherare le sporche manovre di palazzo che si nascondono dietro l’ “ operazione a regia” per far fuori quello che  un magistrato ha definito un “ avversario micidiale per ogni magistrato nei processi” :  nella speranza che gridare la Verità , anche dai tetti , come dice il Vangelo, possa servire a vanificare questa operazione e a restituire il lavoro a Edoardo e la dignità e la libertà ai suoi amici ed assistiti, linciati anch’ essi dalla democratura  delle italiche  toghe .  

Sempre avanti, fino al raggiungimento dell’ obiettivo. la guerra è impari, ma Plaza  de Majo ci ha insegnato che anche il popolo può vincere contro i Tiranni. 

Monitore Veneto


UNA FARSA INDECENTE PURE FUORI TEMPO MASSIMO

 


(  Per l' avvocato Edoardo Longo
altri 135 giorni buttati nella spazzatura ...)


AL CONSIGLIO DELL’ ORDINE DEGLI AVVOCATI

AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PORDENONE

AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI PORDENONE 


SEGNALAZIONE E SOLLECITO

 

Dunque :

 

Il sottoscritto ha pacifico e indiscutibile  diritto alla reiscrizione all’ albo degli avvocati, giusta legge professionale,  così come ricordata e richiamata dalla delibera COA ancora del 29.12.2022, ( cfr   https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html   -  NDR )

Tale diritto è maturato ex lege e come sopra fin da 1.3.2023 , data in cui il sottoscritto è stato rimesso in stato di libertà, dopo ingiuste condanne e detenzione.

Ciò nonostante, l’ attuale COA (sigla che significa " Consiglio dell' ordine degli avvocati", cioè l' organismo ormai para-statale che governa l' avvocatura italiana e risale ai tempi del Fascismo e che i suoi componenti auto-celebrano come " ente ordinistico", ben noto per i suoi abusi - NDR )  , con sotterfugi e stratagemmi degni di miglior  causa , in tutti i modi ostacola il mio diritto, ancora oggi dopo TRENTOTTO MESI dacchè ho diritto alla reiscrizione, in perfetta noncuranza di violare la legge citata e financo  e la sua stessa delibera del 29.12.2022.

Tutto ciò è ben noto ai destinatari di questa comunicazione e non c’è bisogno che mi dilunghi sul punto, la cui gravità ed illegittimità  è palese , basta avere il coraggio di vederla, senza infingimenti.

Quello che qui io intendo evidenziare e segnalare è quanto segue :

I.                    In data 14 gennaio 2026 svolgevo nuova istanza di reiscrizione ex lege,

II.                 In data successiva, quasi un mese dopo, a ridosso del termine di trenta giorni per  decidere,   mi veniva comunicato un prerigetto motivato sulla assurda circostanza della pendenza avanti alla Corte di Cassazione che avrebbe reso non ammissibile una nuova istanza. Anche di questo grottesco stratagemma i destinatari sono informati. A differenza del mio diritto alla reiscrizione, la ben strana pensata del divieto di doppia istanza a medesimo ente  non trova conforto in nessuna legge dello Stato. ( cfr  https://monitore1980.blogspot.com/2026/03/il-fiume-noncello-e-il-gioco-delle-tre.html    NDR )

III.              Chiedevo a questo punto un incontro diretto con il suddetto COA ( obbligatorio  ex lege in questi casi ) che avveniva in data 21 aprile us.

IV.              Ciò premesso, benchè sia passato oltre un mede da allora , nulla mi è stato comunicato, preferendo detto ente, in tutta evidenza, continuare  a praticare una condotta di tipo mobbistico che a  nulla giova se non a inasprire i rapporti e a procrastinare una mia reiscrizione che mi è dovuta per legge e alla quale non rinuncerò mai. Lo ribadisco perché sia ben chiaro a tutti i destinatari della presente.

V.                Sottolineo ancora una vota come la LP ( sigla per " legge  professionale"  che  regola la professione forense. Legge  dello  Stato, approvata dal Parlamento e che risale al 2012 - NDR) mponga a detto COA la decisione sulla domanda di reiscrizione entro e non oltre 30 giorni dall’ inoltro della domanda stessa e da tale dies a quo  sono decorsi ormai 135 giorni , non  30…. Anche a voler ritenere che una interruzione del termine perentorio di possa esser resa necessaria in virtù dell’ esperito colloquio, non v’è chi non veda che da esso è ormai  passato più di un mese e il termine legale ormai  spirato.

Non ritiene il sottoscritto che si possano bellamente ignorare tutte le leggi da me qui evocate e ben note a tutti i destinatari di questa comunicazione e pertanto

SOLLECITO

Il COA a pronunciarsi sulla  mia istanza, informando comunque le  Autorità Giudiziarie del Palazzo di giustizia di Pordenone di questa situazione, come ritengo sia doveroso  e quasi un atto dovuto.

Distinti saluti.

Pordenone, 25 maggio, 2026

Avv. Edoardo Longo

martedì 19 maggio 2026

LA GIUSTIZIA PUO' ATTENDERE



APPELLO ALLA LEGALITA’

 Lettera aperta alle autorità giudiziarie della città di Pordenone 


Ch.mo Presidente del Tribunale di Pordenone,

Ch.mo Procuratore della Repubblica di Pordenone,

Mi permetto di inviarVi questa mia riflessione personale con considerazioni pertinenti alla mia situazione. Non posso accettare che l’ ingiustizia e la illegalità che patisco possa protrarsi a tempo infinito , come pare accadere e quindi rinnovo il mio accorato appello alle Vostre autorità. La legge impone la reiscrizione del’ avvocato cancellato per difetto provvisorio dello status libertatis quando abbia recuperato la sua libertà personale e abbia gli altri requisiti : nel suo elenco non contempla requisiti diversi da quelli meticolosamente indicati : la norma questo dice e questo chiede venga rispettato. Ed ha un senso : chi non abbia subito una cancellazione disciplinare – e io non la ho subita -  non deve essere sottoposto alle condizioni valutative derivanti da essa. Ma non solo la legge : conforme alla legge sono a mio favore anche il decreto del COA di Pordenone del 29.12.2022, definitivo e passato in giudicato  dal 21.3.2024 che stabilisce come il sottoscritto abbia diritto alla reiscrizione dal momento della riacquistata libertà ( cioè dal 2.3.2023, giusto tre anni orsono) , lo stesso decreto 1.3.2023 della magistratura di sorveglianza di Venezia/Padova, che nel restituirmi alla libertà  mi autorizza allo svolgimento del mio lavoro, le stesse condanne penali che io ho portato a termine  con la massima buona condotta possibile e svolgendo attività di volontariato per attività di “ sostegno alla legalità”, non hanno mai applicato condanne accessorie di tipo interdittivo dello svolgimento della mia professione. ( NDR : qui l’ elenco delle ragioni legali dell’ avvocato Edoardo Longo :  https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html  )

Vorrei richiamare la Vostra attenzione anche su un altro punto, molto serio. Io ho affrontato e  subìto una condanna - benché ingiusta - senza fiatare, con la massima correttezza possibile, come ben aveva intuito lo stesso giudice di sorveglianza di Padova che nella sua ordinanza così scriveva : . Considerate  la sua personalità e la sua lunga esperienza professionale , si ritiene che Edoardo Longo rispetterà le prescrizioni imposte con il dovuto scrupolo “.

Così è stato. Ma se lo Stato che condanna deve avere anche una funzione rieducativa , come può pretendere di svolgere detta funzione se quando il condannato esce dal carcere  nei suoi confronti lo Stato viola spudoratamente una legge come quella che è stata violata dal COA di Pordenone, rimangiandosi uno stesso proprio decreto correttissimo di pochi mesi prima ?  Che insegnamento viene dato a un poveraccio che esce dal carcere autorizzato a svolgere il suo lavoro , con stretto in mano  il decreto COA del 29.12.2022 che gli ribadisce, come impone la legge dello Stato,  il suo diritto al lavoro , e pure rispetta le leggi fino alla virgola, con ottima condotta, addirittura svolge volontariato a “ sostegno della legalità” ( !!) , e pochi mesi dopo il medesimo  ente COA, con disprezzo gli strappa in faccia ridendo detto decreto e  butta pure sulla strada il malcapitato ?  Che effetto rieducativo sarebbe questo ? Che insegnamento ne deve trarre il poveraccio ( io) ? Che il rispetto della legge è solo ipocrisia e che lo Stato e le sue istituzioni possono violare impunemente le leggi perché sono più forti  di un ex detenuto , sia pure avvocato con 41 di avvocatura alle spalle , e delle leggi  possono fregarsene  bellamente ? Che chi è più forte può fare quello che vuole, anche beffarsi della legge quando non gli comoda ? Che la sola legge che vale in Italia – addirittura nel mondo dei tribunali ! – è la legge del più forte ? Quale autorità morale può avere in questo contesto uno Stato del genere ? Si può chiamare ancora  Stato di legalità ? Quale ammaestramento dovrei trarne io, da tutta questa immorale vicenda ?




Sono stato io un cretino a fidarmi delle istituzioni dello Stato ? Comincio seriamente a chiedermelo. Lo Stato ha delle responsabilità nei confronti dei suoi cittadini, che non sono sudditi, o, come diceva lo scrittore Drieu la Rochelle, “ cani di paglia per sacrifici agli dei “ cioè, nel contesto che mi riguarda , da sacrificare alle logge massoniche o corporative o a qualche servizio deviato dello Stato.

Voi capite benissimo che quanto sto subendo io è inaccettabile, immorale ed illegale e sancisce il totale fallimento di ogni autorità morale e legittima delle istituzioni in ambito giudiziario. Condannare una persona e riservarsi l’ arbitrio di violare le leggi quando sono  a suo vantaggio, con la riserva mentale di farlo al momento opportuno, è immorale  e criminale.

Chi altri ha il dovere di tutelare la applicazione della legge , eguale per tutti e che non conosce persone più eguali degli altri , se non Voi, Autorità Giudiziaria del palazzo di giustizia al cui interno, da oltre 2 anni , una struttura corporativa che si ammanta di essere “ente pubblico ordinistico” ( ? ) fa strame delle leggi dello Stato e delle sue sentenze per nuocermi pesantemente ? Faccio sommessamente notare che a uscire con le ossa rotte da questa gravissima situazione non è solo il mio diritto al lavoro e la mia dignità umana, ma è anche la rispettabilità e la dignità della struttura giudiziaria di cui Voi siete i riferimenti apicali. Come è possibile a Pordenone, in questo contesto pronunciare sentenze “ in nome della legge dello Stato”, se essa viene scientemente violata da strutture interne a queste Istituzioni ? Molti cittadini sono ormai a conoscenza di questa situazione, chiarissima nella sua gravità, e non c’è persona onesta e civile che la possa approvare. Lo sconcerto è il sentimento  più diffuso oltre alla convinzione che in Italia ormai ci si possa attendere di tutto e che la legge e la giustizia sono ormai morte da un pezzo, quando si scontrano con quale settore  di potere.

Io chiedo giustizia e che la legge sia rispettata e non violata con i latinorum o opinazioni ridicole di manzoniana memoria , che ormai hanno perso ogni credibilità e   non abbindolano  più neanche i gonzi e i citrulli,  e chiedo di non vedere che in Italia il rispetto rigoroso della legge viene imposto solo ai poveracci e non a chi  ha nelle mani un potere di cui abusa contando sulla sua posizione sociale privilegiata . Chiedo di essere re-iscritto e riammesso a lavorare e ciò semplicemente perché ne ho pieno, sacrosanto e certificato diritto e sto patendo una violazione che grida vendetta al cospetto di Dio.

 O vale sempre  il triste motto popolare per cui fatta la legge, trovato l’ inganno ?

Come nel romanzo “ Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati io scruto l’ orizzonte in attesa di una giustizia che non arriva.

Rispettosamente.

Pordenone, 12.05.2026

Avv. Edoardo Longo

I-TA-LYA : DOVE IL TEMPO E LA GIUSTIZIA SONO SOSPESI

 


Quella di cui svolgiamo le cronache e la contro- informazione su questo blog non è una vicenda serena, ma ogni tanto arriva qualche bella notizia. Eccola. 

AGGIORNAMENTO : 

Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione , accogliendo  una conforme istanza dell’ avvocato Edoardo Longo e del suo difensore, preso atto che l’ “ ente ordinistico” di Pordenone, nel negare la reiscrizione del professionista ha tenuto una condotta che non trova uguali  , né precedenti, né supporto giuridico alcuno nella legge,  considerata la dimensione del danno inferto al richiedente ed indicato orientativamente dallo stesso  per il mancato lavoro  di due anni e per l’ azzeramento totale dell’ avviamento professionale del suo studio, attivo per oltre 40 anni, in circa 500.000 euro, ha disposto che la decisione della vertenza avvenga con pubblica discussione, con  la presenza del difensore e a Sezioni Unite. In corso di fissazione detta udienza. STOP quindi alla decisione in camera di consiglio , senza discussione e difensore, un una forma processuale destinata alla facile archiviazione della vertenza per più che probabili pressioni ambientali, dirottata scientemente su un binario morto dove stazionava stancamente da oltre un anno.

Una decisione che fa sperare nell’ ottenimento della Giustizia a favore del professionista, vittima di tre anni di mobbing ed illegalità da parte dell’ auto-celebrantesi  “ ente ordinistico “ in riva al Noncello, che gli nega da altrettanto tempo la reiscrizione cui ha diritto per legge sulla base dei ben noti motivi che qui riassumiamo : https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html

Ua breve scansione cronologica delle tappe che hanno portato a questo ritorno alla regolarità processuale farà capire intuitivamente molte cose sul sistemagiustizia di questo sfortunato Paese.




Il Consiglio Nazionale Forense a Roma, nel settembre 2024,  respinge il ricorso del professionista contro la aberrazione naonense, con una argomentazione farlocca in cui si dimentica dell’ esistenza della legge dello Stato che impone la re-iscrizione.

L’ avvocato Longo interpone due ricorsi avanti alla Cassazione : uno principale ( quello di cui parliamo) e uno ancillare , cioè secondario, di supporto al primo . Una sorta di “ gregario”, per usare un termine ciclistico. Passano molti mesi , più di quelli imposti dalla legge, ed entrambi i ricorsi nel marzo 2025  vengono chiamati avanti al Collegio che deve dare una valutazione preventiva circa la loro fondatezza. Il Collegio decide riservatamente, senza difensori, né discussione. Di uno dei due ricorsi ( quello  ancillare ) viene dichiarata la infondatezza e viene respinto.  Di quello principale, non respinto, si perdono le tracce. La legge stabilisce che deve essere inoltrato alle Sezioni Unite per la pubblica decisione entro novanta giorni dalla udienza “ preliminare”. Dovrebbe essere quindi deciso entro il giugno 2025, ma nulla accade. Passano mesi e mesi, finchè nel dicembre scorso, riemerge dagli abissi del " porto delle nebbie "con una fissazione avanti ad altro Collegio non tanto dissimile da quello preliminare e  la cui sopravvivenza di ricorsi in quell’ ambiente tossico ( senza difesa e discussione ) è pari allo zero assoluto. Eppure il vaglio era già stato fatto, il ricorso era stato trovato “ in buona salute ” ( cioè fondatissimo) e quindi doveva essere deciso entro 90 giorni dalle Sezioni Unite in pubblica udienza. Questa è la seconda anomalia, dopo la prima , quella della lunga attesa, quasi un anno, ben oltre il termine perentorio di 90 giorni.

Ma ce ne è pure una terza di anomalia : non era stato acquisito il fascicolo del secondo grado tenutosi con processo farsa avanti al Consiglio Nazionale Forense, sempre a Roma. Senza l’ acquisizione del fascicolo ogni decisione era resa impossibile e il tutto si sarebbe avvitato illegalmente su una decisione di improcedibilità. Per colpa di chi ? Non certo della difesa , dato che l’ acquisizione era onere per legge della autorità giudiziaria. Mica un privato può acquisire un fascicolo d’ ufficio. Chi era manchevole ? Il CNF di non  averlo trasmesso, o la Cassazione si era dimenticata ( ? ) di chiederlo ?

Un rapido giro di telefonate del Difensore dell’ avvocato Longo permise di appurare che la responsabilità era della Cassazione, poiché il CNF non aveva mai ricevuto la richiesta di trasmissione degli atti. “ La abbiamo ricevuta solo questa mattina” , fu la risposta che CNF diede al Difensore che li interpellava dopo aver protestato con la cancelleria della Cassazione .

Arrivato all’ ultimo momento il fascicolo mancante, era necessario togliere il Ricorso da quel cul de sac di Collegio castra-ricorsi in cui una strana manina lo aveva dirottato, per respingerlo quatti, quatti, di nascosto.  Di certo la stessa manina – dobbiamo dire guantata , perché non possiamo dire togata , poiché la toga non copre anche le zampette furbette – che aveva inibito la richiesta degli atti processuali. Una – due – tre coincidenze ( ?) nefaste ed illegali : troppe perché siano opera di un cancelliere : queste cosucce possono farle solo personaggi più in alto nella gerarchia giudiziaria. Magari su suggerimento e strizzatina di occhi di qualche altro personaggio togato , magari naonense, o di qualche barba-finta del Ministero degli Interni. Non dimentichiamoci infatti che l’ avvocato Edoardo Longo è da sempre difensore di vittime di processi politici orditi da oscuri meandri dello Stato, quindi niente di più probabile che dietro si muova una oscura regia di regime per impedirgli  il suo lavoro. Senza poi entrare nel merito di coloro che lo osteggiano per la sua attività di intellettuale e di ricercatore culturale.

Ritornatodopo oltre un anno e mezzo , il procedimento nei suoi corretti binari processuali , si può sperare nella Giustizia , ma senza però cantare vittoria, perché toghe, manine guantate, barbe-finte e nasi non resteranno inerti nel frattempo, c’è da giurarlo. Non basta loro aver già rubato tre anni di lavoro  al professionista, vogliono seppellirlo per sempre, lo abbiamo capito fin da quando questa macelleria messicana nei confronti dell’ avvocato Longo è iniziata, fin da quel torrido luglio del 2022.

Questa è  una storia di carcere, processi politici e ingiusti, operazioni a regia, persecuzioni, furti orchestrati del diritto al lavoro. E’ una storia di sofferenze. Una storia di attacchi alla libertà di pensiero aggredita da centrali nasute e giudiziarie. E’ una storia di attacchi giudiziari e al diritto alla difesa dei movimenti antagonisti di vario segno : è, in sostanza, una vera e propria guerra. Una guerra sporca, senza esclusione di colpi, dove la legge, oltre alla pietà, è morta da un pezzo.

Certo è che ora, dopo l’ intervento della Cassazione,  l’ imbarazzo e il disagio sulle rive del fiume  Noncello sono grandi. 

Monitore Veneto



[ Auto-determinati Veneti a sostegno del loro difensore
davanti al Tribunale di Pordenone.
Il Veneto non dimentica chi ha sostenuto nelle aule di giustizia 
 il suo diritto alla autodeterminazione e alla indipendenza ]

lunedì 18 maggio 2026

" DIMENTICANZE " A REGIA

 


Rieducato ma punito: l'incredibile storia di Cavallini,

 rovinato dai ritardi della giustizia

 

La vicenda di cui parliamo riguarda un detenuto, esemplare incarnazione della mitologica funzione rieducativa della pena sancita in Costituzione. Un detenuto che non ha mai chiesto sconti, che ha reciso ogni legame con la vita criminale di un tempo, che ha seguito un suo percorso di riscatto e rinascita. Quel detenuto, che ha trascorso ormai più tempo da recluso che da uomo libero, che da solo pochi anni beneficiava della semilibertà che lo ha portato a dedicarsi agli altri: questo detenuto esemplare un giorno di pochi mesi fa riceve una notifica da parte dello Stato. Caro, ci siamo accorti di una sanzione penale vecchia di 35 anni, che, ohibò, pare tu non abbia espiato. Dunque, la espii ora.

Quel detenuto è Gilberto Cavallini. Ultrasettantenne, in galera dal 1983, l’ex Nar dissociato dalla lotta armata, si è laureato con 110 e Lode alla Cattolica di Milano, ha ottenuto nel 2017, dopo lungo tempo di condotta esemplare, il beneficio della semilibertà. A fine 2025 il beneficio viene revocato dal Tribunale di Sorveglianza. Il sistema penitenziario si è accorto che Cavallini deve espiare una pena accessoria a tre anni e mezzo di isolamento diurno, una sanzione penale mai eseguita in precedenza. La sanzione risale a una condanna all’ergastolo inflitta a Cavallini nel 1991, ma solo 34 anni dopo lo Stato si presenta ad esigere l’esazione del vecchio conto. Così dal 2025, da semilibero che era, Cavallini torna chiuso. Sigillato in una gabbia di vetro, solo.

Cosa ha a che fare questo con la funzione rieducativa della pena? Il pegno con la collettività, Gilberto Cavallini lo onora meglio a marcire in galera o impegnato com’era in una comunità parrocchiale ad aiutare persone che ne hanno bisogno? L’avvocato che assiste da sempre Cavallini, ha consegnato a un video su YouTube la denuncia di questo ormai davvero crudele, ottuso accanimento verso un uomo che in galera è cambiato radicalmente, ammesso tutte le proprie responsabilità, accettato la pena, mai chiesto benefici. Cavallini si è convertito, si è dedicato all’impegno sociale, ha meritato stima, affetto e fiducia. Quest’uomo non costituisce più alcun pericolo per nessuno. Eppure, nessuno si leva a fermare questa insensata violenza di Stato che assomiglia davvero molto a una tortura.

La subcultura forcaiola di destra e di sinistra ha infestato il terreno costituzionale che dà senso alla giustizia. Questa nei confronti di Cavallini è un’atrocità immonda. I parlamentari che sappiamo essere sensibili ai precetti costituzionali devono avere il coraggio di sfidare la rancorosa gogna mediatica e battersi per la giusta liberazione di quest’uomo che non c’entra nulla di nulla con il ragazzo omicida che fu. Non possiamo lasciare Gilberto Cavallini marcire in galera.

Simona Bonfante

 


venerdì 15 maggio 2026

QUANDO LO STATO E' CRIMINALE



“LO STATO CHE PREDICA RIEDUCAZIONE E PRATICA ACCANIMENTO....RIEDUCATO, RECUPERATO… MA DA PUNIRE PER SEMPRE....LA FUNZIONE RIEDUCATIVA? UNA MENZOGNA DI STATO.”

Accade che un uomo detenuto da oltre quarant’anni, ormai anziano, laureato, dissociato dalla violenza politica, impegnato nel sociale e giudicato idoneo alla semilibertà, venga ricacciato dentro una gabbia per una pena accessoria “dimenticata” dallo Stato per più di trent’anni : una pena di oltre tre anni di " isolamento diurno", che può essere applicata solo in carcere. e in oltre quarant' anni di carcere, nessun magistrato, nessun direttore di casa di pena si è " ricordato" di applicarla.....Per cui, adesso che le porte del carcere si stavano aprendo,  dopo una vita trascorsa fra quelle mura, nell' isolamento carcerario, queste porte dovranno chiudersi di nuovo, perchè Gilberto Cavallini , a oltre 70 anni di età ( !) deve scontare lì altri tre anni e mezzo perchè lo Stato si è dimenticato di applicargli la pena accessoria mentre era già in carcere. Possiamo dire che si tratta di una " dimenticanza a orologeria" che dimenticanza non è , ma puro sadismo punitivo degno solo di una dittatura sudamericana ? Uscirà mai vivo dal carcere chi è  vittima di cotanto sadismo punitivo ? 

E allora la domanda è semplice:

la giustizia serve a recuperare un uomo o a distruggerlo lentamente fino alla fine?

Perché il caso di Gilberto Cavallini non riguarda solo lui.

Riguarda centinaia di detenuti lasciati marcire nell’indifferenza generale, uomini che hanno già pagato oltre ogni misura, sepolti vivi da burocrazia, vendetta ideologica e ipocrisia politica.

Lo Stato pretende di insegnare legalità, ma è lo stesso Stato che si “ricorda” dopo 35 anni di una pena mai eseguita. 

E il prezzo di questo fallimento amministrativo lo deve pagare un uomo di oltre settant’anni.

Questa non è giustizia.

È accanimento.

Se davvero la pena deve avere una funzione rieducativa, allora bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un momento in cui la vendetta deve finire. La vendetta non è mai giustizia. la vendetta genera altra vendetta. 

Altrimenti l’articolo 27 della Costituzione diventa carta straccia buona solo per i convegni e i talk show.

Un Paese civile si vede da come tratta anche i suoi detenuti.

E oggi l’Italia, su questo, sta mostrando il volto peggiore di sé. E anche a questo, purtroppo siamo abituati. 

R.B.



ADERISCI AL GRUPPO WHAT'SUP DI SOSTEGNO A GILBERTO CAVALLINI, PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA : 

mercoledì 6 maggio 2026

QUANDO LE RONDINI HANNO FAME

 



Ricevo molte mail e SMS di amici, collaboratori e contatti di Edoardo che mi chiedono notizia di come è stata decisa l' istanza di re-iscrizione di TRE MESI fa e dopo il confronto fra Edoardo e l' entità ordinistica presidiata da un notevole numero di Veneti Autodeterminati pacifici, ma poco concilianti,  avanti al tribunale di Pordenone. 

 Non ho notizie, amici , non posso aggiornare la posizione !

I gentiluomini togati, non da oggi, ma da due anni,  hanno adottato la tattica di perdere più tempo possibile, per ritardare al massimo il ritorno al suo lavoro da parte di Edoardo. Non fanno eccezione neanche questa volta, nonostante siano stati abbastanza shokkati dalla presenza cospicua di Popolo Veneto , ben edotto delle loro gesta, sotto le loro auliche e sacre  finestre . Avevano già deciso di respingere pretestuosamente e in modo assurdo  l' istanza, già prima dell' incontro. Non ci sono novità da riferire , se non che si sono sentiti molto "attinti ", ma ancora non si sono pronunciati. 

Lo faranno tirando alle lunghe il più possibile, esattamente come hanno già fatto due anni fa. Come hanno fatto sempre. E respingeranno. Il che spingerà però Edoardo a sua volta a chiedere sempre altri confronti, magari con presenza veneta  di presidio sempre maggiore e con sempre maggiore disagio per gli abitanti del Palazzo dell' Indecenza. Arriveremo quindi a una situazione tipo " Plaza de Majo ", quando il popolo argentino presidiò  pacificamente la giunta militare golpista, fino a farla cadere ?




Le Istituzioni italiche devono rendersi conto che la misura di sopportazione del popolo , e del fiero popolo veneto in particolare,  di fronte ai loro abusi di sistema , sempre più gravi, frequenti, odiosi  e reiterati, è finita. E' finita da un pezzo ! Usque tandem, Catilina, abuteris patientia nostra ?

Se l' entità ordinistica vuole il braccio di ferro, lo avrà. Ma gli conviene, alla lunga ? Sono proprio sicuri con questa tattica di non farsi del  male da soli ? Il nostro amico Edoardo ormai  non ha niente da perdere, gli è rimasto solo l' Onore che non perderà mai  : gli hanno tolto tutto il resto , ma loro da perdere hanno ancora parecchio, altrochè, se persisteranno in questa linea contraria alla legge,  alla giustizia,  al buonsenso e alla civiltà. C'è bisogno di farne  loro l' inventario  ? 

Ma c'è un argomento che mi fa propendere in modo decisivo nel ritenere che rigetteranno l' istanza. 

Non è un argomento giuridico, ma è un argomento tranchant

Io ho letto l' istanza di Edoardo e ho notato che lo stesso ha concluso precisando in una nota che all' istanza, fra i vari documenti, fra cui quelli della ottima condotta tenuta in fase di esecuzione penale , non era allegato il versamento della esosa tassa di iscrizione all' albo. Edoardo ha precisato che " la tassa verrà versata solo in caso di ammissione alla iscrizione e non in via preventiva ". Eh, già : in caso di rigetto chissà quanto tempo per rivedere indietro i soldi : meglio, prima di pagare, vedere il cammello :  la saggezza dei bazar levantini fa la differenza nei tribunali italiani...

Conclusione ? 

Gli ordinistici dopo mesi e mesi non hanno ancora chiesto il pagamento della lauta tassa, nonostante la esazione sia facile - facile, ed Edoardo sarebbe felice  di pagarla per poter lavorare,  il che fa ritenere che pur avendo la ghiotta occasione di ingurgitare bei quattrini sonanti , non  avendolo proprio  fatto in tutto questo tempo , gli " ordinistici " non intendono mostrare il cammello e non hanno inequivocabilmente intenzione di iscrivere, altrimenti si sarebbero già fiocinati a pigolar quattrini. Il riferimento danaroso non tradisce mai, c'è poco da aggiungere. Niente di nuovo sotto il sole : come nella favola di Esopo, ancora oggi il lupo accusa l' agnello di intorbidirgli l' acqua.  Altro che discettar di argomenti giuridici. Qui si sente il tintinnar del baiocco

Non hanno chiesto niente, segnale molto eloquente : questi soldi , frutto del  sudore, dei risparmi  e della fatica di una persona cui hanno sottratto  brutalmente il lavoro da più di due anni, proprio non li vogliono : forse ci guadagnano di più a non iscrivere Edoardo.


Monitore Veneto

OSSERVATORIO MAGISTRATURA

 Dopo un periodo di ferie, il vostro Monitore ritorna ad aggiornarvi sulla storia infinita del nostro amico  Edoardo, cui l' entità " ordinistica" degli avvocati del Noncello ha scippato il lavoro e ancora non si arrende all' evidenza della illegalità del loro comportamento e della opportunità, prima di tutto per loro e per le loro immacolate fedine penali, di restituirglielo quanto prima. In fondo, come documenteremo nei prossimi  giorni, la stessa Corte di Cassazione ha dichiarato " senza precedenti legali" la loro violazione e ha disposto fissarsi udienza a sezioni riunite sul caso, accogliendo una richiesta di Edoardo in tal senso e fugando così il rischio  quasi certo di una archiviazione del ricorso  in udienza chiusa , blindata, volta al rigetto, senza difensori, senza discussione,  con il rischio palpabile di favoritismi ambientali. Ma di questo vi aggiorneremo nel giro di un paio di giorni, oggi  il punto è dedicato alla richiesta del Gruppo Dogale, sostenitore di Edoardo fin dall' inizio di questo calvario, di un incontro col Presidente del Tribunale di Pordenone. Sul tavolo : discutere sia del protrarsi di questa scandalosa situazione di illegalità ( cfr https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html   ) , sia del comportamento altrettanto illegittimo, oltre che odioso, incivile e antidemocratico della " entità ordinistica" che, per fare smettere i volantinaggi pro Longo avevano chiesto, di fatto, che il buon Edoardo, dopo essere stato vittima del  loro mobbing per due anni, venisse magari anche ributtato in galera. Se pensiamo che il Presidente di questa bella compagnia è pure un esponente veneziano di Forza Italia, probabile candidato alle prossime elezioni politiche con questo partito che Berlusconi aveva fondato come partito garantista dei diritti civili , c'è di che raggelare.

Ma torniamo alla richiesta, garbata e civile, inoltrata da Albert Gardin al Presidente del Tribunale. Eccola :   https://monitore1980.blogspot.com/2026/03/repubblica-vs-repubblica_4.html 

Risposta ? ZERO. Il nulla più assoluto. Neanche un bel NIET in stile neo-sovietico. Edoardo ha dato la sua liberatoria all' incontro, comunicandola al Presidente del tribunale, poichè l' incontro avrebbe riguardato dati riservati della propria posizione giuridica, si è pure dichiarato favorevole all'  incontro, in una ottica di dialogo e apertura di credito, chiedendo solo di poter presenziare . Risposta ? Il nulla più assoluto. L' incontro evidentemente non ci sarà. Peccato : sarebbe stata una occasione per le Istituzioni di mostrare un volto civile, democratico, dialogante con i cittadini che pure pagano loro il lauto stipendio e sono parte di quel popolo che dovrebbe essere  il vero sovrano in  democrazia. Niente da fare. Silenzio assoluto, silenzio sprezzante. 

Una occasione che le Istituzioni hanno perso. Hanno voluto perdere. 

E il fascista sarebbe Edoardo ? 

Monitore Veneto 



SCANDALO AL TRIBUNALE DI PORDENONE

 

SCANDALOSO !

 



Da oltre 38 mesi nel  tribunale di Pordenone  viene commessa una gravissima illegalità che pare non destare la preoccupazione di nessuna autorità giudiziaria . Essa vede come parte lesa  l’ avvocato Edoardo Longo , 67 anni d’ età, con  41 anni di professione forense  in ambito penale, da sempre difensore di imputati legati all' antagonismo politico di ogni segno  e difensore storico dell' indipendentismo triestino e veneto, professionista serio, coraggioso, rispettato, ricercatore culturale, autore di svariati libri sulla malagiustizia penale  italiana,  editore controcorrente,  già magistrato onorario di questo tribunale.

Dopo aver patito malagiustizia  con  condanna penale ingiusta ed essere stato deportato fuori da ogni legalità  in carcere per 8 mesi, dal 1 marzo 2023, data della sua scarcerazione , l’ avvocato Edoardo Longo ha diritto a riprendere la sua professione, ma ciò gli è negato  dal consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone che , sfidando la legge e relativi decreti, lo mantiene illegalmente in stato di cancellazione negandogli la reiscrizione che gli compete per legge  all’ albo professionale.

1)      La legge gli dà diritto alla reiscrizione :

“ Lo stato di cancellazione ammnistrativa derivante dal misura detentiva viene meno quando la misura detentiva è cessata e il professionista ha diritto alla immediata reiscrizione all’ albo” ( legge 141-2012, art. 17 comma 15 ),

 

2)      Lo stesso consiglio dell’ ordine ha disposto  la reiscrizione :

Con decreto del 29.12.2022 , il consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, retto da altro presidente rispettoso della legge dello Stato e dei diritti altrui, così stabiliva : “ Lo stato di detenzione è impedimento all’ esercizio della professione di avvocato. Con il venir meno della detenzione, a norma dell’ art 17 , comma 15, legge 147-2012 , l’ avvocato Edoardo Longo avrà diritto ad essere di nuovo iscritto”. Ecco qui il dispositivo passato in giudicato : 

 


3)      Lo stesso tribunale di Sorveglianza di Venezia :

 Nello scarcerare il professionista scomodo con decreto 1.3.2022 gli consentiva lo svolgimento  della professione di avvocato riconoscendo che non vi era nesso  alcuno fra i titoli di condanna penale e l’ esercizio della professione forense.

 


( Sede della cricca "ordinistica" incistata
nel tribunale di Pordenone  )

Nonostante ciò, l’ ordine forense di Pordenone, mantiene  l’ avvocato Edoardo Longo in stato illegittimo di “cancellazione amministrativa in attesa di uscita dal carcere ” e gli impedisce con la forza dell’ abuso   di lavorare,  pur avendone il professionista pieno diritto.

Questa situazione si protrae dal marzo 2023 e sono ormai  ben TRENTOTTO   MESI DI ILLEGALITAMANIFESTA  ! Con violazione intollerabile al diritto al lavoro, diritto primario e costituzionalmente garantito.

Può tollerare l’ autorità giudiziaria di questa città  una violazione alla legge così grave, perpetrata proprio  sotto i suoi occhi  ? Chi ne risarcisce i danni ?

Possono tollerare gli avvocati qui iscritti una così sfacciata e spudorata violazione ai diritti di un proprio collega, violazione che è   espressione di regimi autocratici incompatibili con un sistema di legalità democratica ?

·         Si chiede l’ immediato ripristino della legalità in questo palazzo  di giustizia e la reiscrizione senza indugio dell’ avvocato Edoardo Longo nel suo ordine professionale.

·         Si chiede che il presidente del tribunale di Pordenone e il Procuratore della Repubblica svolgano istanza al Ministro della Giustizia per il commissariamento del consiglio dell’ ordine forense di questa città.

·         Si chiedono le dimissioni del presidente dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, il portogruarese Visentin Igor,  e del suo direttivo , reso illegittimo da questo comportamento.

BASTA ILLEGALITA’

BASTA ABUSI DI POTERE

SU CHI E’ SOCIALMENTE PIU’ FRAGILE

Comitato Vittime di malagiustizia

6 maggio  , 2026 

alfatrac88@proton.me