mercoledì 4 marzo 2026

A PRIMAVERA S' APRE LA PARTITA

 


Un marzo piuttosto intenso, quello che attende  l’ amico Edoardo. Nel Medioevo il marzo era il mese in cui si dava inizio alle attività belliche col sorgere all’ orizzonte del nuovo sole e della nuova stagione.

 Un marzo piuttosto bellicoso anche questo del 2026,  dopo il marzo horribilis del 2024 quando ,  nel giorno rituale dell’ equinozio, gli ordinistici del Noncello ottennero da Roma l’ agognata cancellazione del loro odiato collega , e dopo l’ altra scadenza funesta  del marzo 2025, quando i loro fratelli di Treviso emisero analogo verdetto di rigetto in riverenza  della cricca del Noncello e sempre il fatidico giorno massonico del 21 di marzo. Ben altro Marzo quello del 2023, quando, nel giorno preciso del Capodanno Veneto, il primo marzo, l’ avvocato dei ribelli venne scarcerato, dopo lunga ed ingiusta deportazione carceraria.

Sono appena passati i rintocchi del bati-marso 2026 e pare che tutti i cruciali appuntamenti che riguardano Edoardo si siano dati convegno  proprio adesso, convocati dal giorno del Capodanno Veneto :  Il 10 marzo si pronuncerà la Corte di Cassazione sulla illegalità dei rifiuto di reiscrizione ( https://monitore1980.blogspot.com/2026/02/di-noi-ti-puoi-fidar.html   ), e  subito dopo ci sarà il fatidico incontro fra Edoardo e i nazgul ordinistici della cricca noncellese ( https://monitore1980.blogspot.com/2026/02/verso-lo-scontro-finale.html  ) : vi faremo sapere la data appena sarà fissata. Ma non è finita : da un giorno all’ altro, altro confronto : questa volte fra il combattente Veneto Albert Gardin, doge della resistenza veneta e  regista silenzioso delle iniziative politiche  a sostegno di Edoardo ( https://monitore1980.blogspot.com/2026/03/repubblica-vs-repubblica_4.html   )  e il Presidente di quel tribunale di Pordenone da cui sono partire raffiche di minacce e bordate di ricatti per bloccare sia le iniziative politiche che la reiscrizione del nostro amico.

 Accetterà la sfida il Presidente del Palazzo dell’ Indecenza ? Accetterà di misurarsi con il Doge della Resistenza Veneta e con il vecchio combattente Edoardo ? Lo sapremo.  Fra qualche giorno. Il Monitore attende da due anni questi duelli a lungo attesi. Peccato non essere lì presenti, con le armi del coraggio e della giustizia. 

 Ma dà così fastidio l’ avvocato Edoardo Longo alle inique toghe del bel paese

Ci si avvicina quindi a uno scontro che a me, appassionato di letteratura ,  ricorda quello tolkeniano dei cinque eserciti

Ma noi qui dalle pagine del Monitore ci siamo e sosteniamo  il nostro amico come possiamo : la sua vittoria è anche la nostra ed è  la vittoria  di tutte le persone perbene che odiano gli abusi del potere e i loro bravacci alla Don Rodrigo, triste eredità di una Italia disonesta e cialtrona che non cambierà mai. 

Ormai  marzo suona da giorni i suoi corni di guerra e speriamo che sia questa volta un marzo di lotta e vittoria. Dio è con noi e non è una frase ad effetto : Dio non è mai dalla parte dell’ ingiustizia, del sopruso, dell’ arroganza, della viltà, dell’ aggressione ai deboli,  e dell’ avidità. Non è mai con Golia , è vicino al minuscolo   Davide. 

Preghiamo che conceda vittoria a Edoardo e a tutti noi. Con l’ intercessione  di San Marco !

Il Monitore

SCANDALO AL TRIBUNALE DI PORDENONE

 

SCANDALOSO !

 



Da oltre 36 mesi nel  tribunale di Pordenone  viene commessa una gravissima illegalità che pare non destare la preoccupazione di nessuna autorità giudiziaria . Essa vede come parte lesa  l’ avvocato Edoardo Longo , 67 anni d’ età, con  41 anni di professione forense  in ambito penale, da sempre difensore di imputati legati all' antagonismo politico di ogni segno  e difensore storico dell' indipendentismo triestino e veneto, professionista serio, coraggioso, rispettato, ricercatore culturale, autore di svariati libri sulla malagiustizia penale  italiana,  editore controcorrente,  già magistrato onorario di questo tribunale.

Dopo aver patito malagiustizia  con  condanna penale ingiusta ed essere stato deportato fuori da ogni legalità  in carcere per 8 mesi, dal 1 marzo 2023, data della sua scarcerazione , l’ avvocato Edoardo Longo ha diritto a riprendere la sua professione, ma ciò gli è negato  dal consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone che , sfidando la legge e relativi decreti, lo mantiene illegalmente in stato di cancellazione negandogli la reiscrizione che gli compete per legge  all’ albo professionale.

1)      La legge gli dà diritto alla reiscrizione :

“ Lo stato di cancellazione ammnistrativa derivante dal misura detentiva viene meno quando la misura detentiva è cessata e il professionista ha diritto alla immediata reiscrizione all’ albo” ( legge 141-2012, art. 17 comma 15 ),

 

2)      Lo stesso consiglio dell’ ordine ha disposto  la reiscrizione :

Con decreto del 29.12.2022 , il consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, retto da altro presidente rispettoso della legge dello Stato e dei diritti altrui, così stabiliva : “ Lo stato di detenzione è impedimento all’ esercizio della professione di avvocato. Con il venir meno della detenzione, a norma dell’ art 17 , comma 15, legge 147-2012 , l’ avvocato Edoardo Longo avrà diritto ad essere di nuovo iscritto”. Ecco qui il dispositivo passato in giudicato : 

 


3)      Lo stesso tribunale di Sorveglianza di Venezia :

 Nello scarcerare il professionista scomodo con decreto 1.3.2022 gli consentiva lo svolgimento  della professione di avvocato riconoscendo che non vi era nesso  alcuno fra i titoli di condanna penale e l’ esercizio della professione forense.

 


( Sede della cricca "ordinistica" incistata
nel tribunale di Pordenone  )

Nonostante ciò, l’ ordine forense di Pordenone, mantiene  l’ avvocato Edoardo Longo in stato illegittimo di “cancellazione amministrativa in attesa di uscita dal carcere ” e gli impedisce con la forza dell’ abuso   di lavorare,  pur avendone il professionista pieno diritto.

Questa situazione si protrae dal marzo 2023 e sono ormai  ben TRENTASEI  MESI DI ILLEGALITAMANIFESTA  ! Con violazione intollerabile al diritto al lavoro, diritto primario e costituzionalmente garantito.

Può tollerare l’ autorità giudiziaria di questa città  una violazione alla legge così grave, perpetrata proprio  sotto i suoi occhi  ? Chi ne risarcisce i danni ?

Possono tollerare gli avvocati qui iscritti una così sfacciata e spudorata violazione ai diritti di un proprio collega, violazione che è   espressione di regimi autocratici incompatibili con un sistema di legalità democratica ?

·         Si chiede l’ immediato ripristino della legalità in questo palazzo  di giustizia e la reiscrizione senza indugio dell’ avvocato Edoardo Longo nel suo ordine professionale.

·         Si chiede che il presidente del tribunale di Pordenone e il Procuratore della Repubblica svolgano istanza al Ministro della Giustizia per il commissariamento del consiglio dell’ ordine forense di questa città.

·         Si chiedono le dimissioni del presidente dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, il portogruarese Visentin Igor,  e del suo direttivo , reso illegittimo da questo comportamento.

BASTA ILLEGALITA’

BASTA ABUSI DI POTERE

SU CHI E’ SOCIALMENTE PIU’ FRAGILE

Comitato Vittime di malagiustizia

4 marzo, 2026 

alfatrac88@proton.me

REPUBBLICA VS REPUBBLICA



[ Albert Gardin, non un “ Doge regnante”,

ma “ resistente”, figura di una Repubblica Veneta

sotto il tallone della occupazione della Repubblica Italiana ]

 

REPUBBLICA VENETA – UFFICIO DOGALE

ufficiodogale@gmail.com  – cell. 338 81 67 955

 

Ch.mo Sig.

Presidente del tribunale di Pordenone 

RCHIESTA DI INCONTRO

Ch.mo Sig. Presidente,

 Le chiedo di fissarmi cortesemente un incontro con Ella.

La ragioni di questa richiesta sono molto serie e motivate e gliele esporrò :

Presso l’ albo degli avvocati  di Pordenone è stato iscritto per oltre 40 anni, fino al marzo 2024, l’ avvocato Edoardo Longo, cassazionista e già Vice Pretore in questa sede giudiziaria. L’ organismo da me diretto e rappresentato conosce l’ avvocato Longo, lo ha visto al lavoro, ne ha apprezzato la preparazione professionale, la lunga esperienza e la integerrima correttezza nei riguardi dei propri assistiti e verso il sistema di legalità processuale,

Ci ha molto sorpreso che recentemente sia stato ferocemente condannato e i nostri organismi giuridici, dopo aver esaminato gli atti processuali che hanno condotto alla condanna , hanno concluso che avrebbe dovuto essere mandato assolto  o, a tutto concedere, anche in una ottica colpevolista, non avere una condanna complessiva  superiore a qualche migliaio di euro di sanzione pecuniaria derivante da commutazione da condanna detentiva non superiore a 3 o 4 mesi di carcere, con pena sospesa. Di tal che  una condanna a 4 anni - più  un beffardo mese aggiuntivo di carcere -  ci appare feroce e ingiusta. Riteniamo pertanto che essa sia frutto di ostilità ambientale e ritorsione indicibile per il suo costante impegno a tutela dei diritti civili degli imputati e in particolare degli imputati politici, in primis gli appartenenti ai movimenti indipendentisti delle Venezie che l’ avvocato Longo ha tutelato dal 2012, anche quando era in carcere e fino alla sua illegale estromissione dall’avvocatura.

Non vogliamo entrare nel merito della passata odissea giudiziaria penale dell’ avvocato Longo ( che ha conferito ai nostri organismi della Repubblica Veneta incarico di tutelarlo ) , perché essa è conclusa e l’ avvocato Longo la ha affrontata con la massima  correttezza , fruendo di tutti gli sconti di pena possibile dimostrando che aveva ragione il tribunale italiano di Sorveglianza di Venezia che , nello scarcerarlo ormai 3 anni fa , aveva scritto :  "...Considerate  la sua personalità e la sua lunga esperienza professionale , si ritiene che Edoardo Longo rispetterà le prescrizioni imposte con il dovuto scrupolo “. Il cittadino veneto Edoardo Longo ha bevuto la sua cicuta  offertagli dallo Stato, come Socrate,  e la vicenda appare chiusa.

Ma non è del tutto chiusa e , svolta questa lunga ma necessaria premessa, affronto il perno centrale che riguarda la mia richiesta di incontro con Ella.

Ella è il Presidente del tribunale di Pordenone e ha il dovere di sorvegliare che entro questa struttura che Ella dirige, enti od organismi istituzionali ( dal punto di vista dello Stato Italiano , ovviamente ) non compiano atti illeciti e violazioni di legge.

 

[ Il presidente del Tribunale di Pordenone,

 dove non sempre la “ legge è eguale per tutti” ]


Purtroppo ciò sta avvenendo e proprio in danno dell’avvocato Longo e ad opera del locale consiglio dell’ ordine degli avvocati.

Come ritengo Ella già sappia, l’ avvocato Longo è stato cancellato dall’ albo degli avvocati due anni fa, ma ha diritto ad esservi reiscritto.  diritto maturato dal 1 marzo 2023, quando venne scarcerato . Non lo diciamo noi, ma come ad Ella è ben noto, lo dice la legge italiana ( art. 17 comma 15 della legge professionale forense nr. 147-2012 ),  ma non solo la legge : conforme alla legge sono anche il decreto del COA di Pordenone del 29.12.2022, definitivo e passato in giudicato  dal 21.3.2024 che stabilisce come l’ avvocato Longo  abbia diritto alla reiscrizione dal momento della riacquistata libertà ( cioè dal 2.3.2023, giusto tre anni orsono) , lo stesso decreto 1.3.2023 della magistratura di sorveglianza di Venezia/Padova, che nel restituirgli  la libertà  lo  autorizzava  allo svolgimento della sua professione , le stesse condanne penali brutalmente infertegli non hanno mai applicato condanne accessorie di tipo interdittivo allo svolgimento della mia professione.

Ciononostante, in un quadro normativo estremamente chiaro e lineare, il consiglio forense di questa città gli nega la dovuta reiscrizione con pretesti speciosi ed offensivi della legge dello stesso Stato di cui si affermano servitori. Il danno che stanno cagionando all’ avvocato Edoardo è enorme, perchè da due anni non lo lasciano lavorare pur avendone lui pieno diritto.

Poiché questo fatto gravemente illecito avviene negli uffici del tribunale di Pordenone, noi riteniamo che Ella debba intervenire per farlo cessare una volta per tutte.

Ella , con la sua autorità e con il suo ruolo apicale, deve intervenire. E noi,  uffici della Repubblica Veneta che da anni sosteniamo diuturnamente i diritti dell’ avvocato Longo, vorremmo avere un incontro con Ella per esporLe nel dettaglio la situazione e conoscere dalla Sua persona come riterrà di intervenire perché questo scandalo venga prontamente a cessare. Grazie.

Ma c’è anche dell’ altro. Nel febbraio dello scorso anno, è intervenuto, sempre ad opera del consiglio forense alloggiato presso il tribunale da Ella diretto, un fatto che noi a buon diritto riteniamo gravissimo ed inaccettabile. Ora glielo espongo.

All’ epoca l’ Ufficio Dogale della Repubblica Veneta da me diretto, stava svolgendo attività di sensibilizzazione politica nel “ caso Longo” con dei volantinaggi avanti al tribunale di Pordenone . Come Ella sa sicuramente, tali manifestazioni erano pacifiche e non hanno destato alcun problema di ordine pubblico, come ben sa la Polizia di Pordenone che è sempre stata presente. Erano manifestazioni di libera e democratica attività politica non coercibile in ogni paese autenticamente democratico.

Ciononostante, sempre il consiglio dell’ ordine, oggetto delle nostre democratiche critiche , a ritenuto di segnalare i nostri pacifici volantinaggi all’ Ufficio delle Esecuzioni Penali Esterne di Udine che aveva in carico la posizione dell’ avvocato Edoardo Longo all’ epoca, chiedendo che venissero fatte pressioni sull’ avvocato Longo affinchè, sotto comminatoria di  provvedimenti restrittivi della sua libertà, facesse cessare i volantinaggi in suo favore.

Questo fatto è gravissimo, perché volto a far sospendere il libero esercizio dei diritti politici di un organismo – quello  che mi onori di presiedere – premendo addirittura su una persona  fragile, in stato precario di libertà, perché questo abuso totalitario contro i diritti democratici venisse compiuto. Trattasi di un vero e proprio attentato contro l’ esercizio dei diritti politici, fatto gravissimo che in uno stato democratico non deve assolutamente verificarsi .

Cosa Ella intende fare perché questo orrore accaduto sotto le Sue finestre, venga punito e non si ripeta più ? Dobbiamo soggiungere che l’ avvocato Longo non ha ceduto alle pressioni, che non potevano neanche riguardarlo, perché ai volantinaggi non era neanche presente, come possono attestarle gli stessi funzionari Digos che hanno sorvegliato le nostre iniziative. L’ avvocato Logo ha poi vissuto fino allo scadere della sorveglianza   di UEPE con il timore che, per la nostra lecita, pacifica , gandiana, democratica iniziativa a suo sostegno, potesse essere risbattuto in galera. Contestualmente quanto accadeva all’ ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, aggravava questi timori.

Aggiungo anche che , quand’ anche l’ avvocato Longo fosse stato presente ai nostri volantinaggi, non avrebbe compiuto alcun illecito perché la magistratura che lo aveva rimesso in libertà non gli aveva proibito di partecipare alla vita politica , né avrebbe mai potuto farlo in uno stato democratico in cui ai cittadini non può essere inibita la partecipazione all’ attività politica, addirittura a semplici volantinaggi.

Anche per questo noi vorremmo conferire con Lei , per conoscere cosa intende fare affinchè questo attentato ai diritti politici e relative indebite segnalazioni/pressioni effettuate dal consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone vengano adeguatamente sanzionate. Ne va del buon nome della democrazia nella città di Pordenone ne va anche, mi consenta sottolinearlo. Anche del buon nome della giustizia in questa città, dal momento che anche questo secondo orrore è stato compiuto all’ interno della struttura da lei presieduta.

§

 

Ch.mo Sig. presidente, sarò stato un po’ lungo e me ne scuso, ma questo espostole – che penso fosse già a Sua conoscenza – era necessario per motivare questa mia richiesta di incontro/colloquio per sapere come Ella riterrà di agire affinchè l’ avvocato Longo ottenga dopo due anni la reiscrizione all’ albo degli avvocati da cui è illegittimamente escluso e per sapere la sua posizione in ordine anche agli scandalosi fatti accaduti per impedirci l’ esercizio dei nostri liberi, pacifici , democratici diritti di manifestazione politica avanti al tribunale di Pordenone.

Le chiedo, cortesemente , di comunicarci la data in cui riterrà di riceverci per un incontro che si può ben ritenere un atto dovuto. All’ incontro che la Sua squisita abnegazione verso la legalità vorrà concederci, dovrà essere presente una delegazione della Repubblica Veneta composta dal sottoscritto, dall’ avvocato Edoardo Longo parte assolutamente interessata al colloquio e che concorda con le argomentazioni che Le ho esposto, ed un mio segretario di supporto al sottoscritto.

Resto in fiduciosa attesa e Le porgo i migliori saluti,

Albert Gardin

 


[ Il Palazzo di giustizia di Pordenone,

che custodisce indicibili segreti ed abusi ]

sabato 28 febbraio 2026

UN APPELLO AGLI AMICI

 


Come avete letto nell’ ultimo post (https://monitore1980.blogspot.com/2026/02/di-noi-ti-puoi-fidar.html    ) , mi sto avvicinando ad un appuntamento  molto importante : la decisione che a metà marzo la Corte di Cassazione dovrà prendere sulla illegittimità del rifiuto di re-iscrizione frappostomi per ben due anni , con tenacia tanto ottusa quanto diabolica , da parte della cricca  ordinistica accampata  sulle rive del ridente fiume Noncello, a Pordenone.

Inesistenti gli argomenti giuridici da parte degli ordinistici, e se dico inesistenti, intendo dire proprio e letteralmente  questo : a loro sostegno non hanno potuto portare né una legge, né una sentenza, né una argomentazione, solo la protervia della loro alterigia tipica  di chi si crede legibus solutus, libero cioè di violare impunemente la legge. Così sono gli ordinistici. Da sempre.

Nonostante la forza del mio diritto, sono pessimista : questa gente ha avuto due anni di tempo per correre ai ripari, vista la mia resistenza, e cercare sponde e connivenze a livelli sempre più alti, man mano che la mia opposizione all’ abuso proseguiva. E, considerando le loro ambigue entrature , non ho dubbi che qualcosa ad alto livello abbiano certamente raccattato…

Per questa ragione io confido soprattutto nell’ intervento della mano di Dio, la sola che può scompigliare le carte ai potenti : “ Ha rimandato indietro  i ricchi a mani vuote – ha confuso i piani dei potenti”. Così insegna la Bibbia. Ed allora, poiché la mia  speranza risiede solo nell’ Altissimo, invito i miei amici a pregare. Sì a pregare : a pregare perché io ottenga vittoria, vittoria  che, però, avendo condiviso questo mio interminabile calvario con voi, amici, si riverbererà anche a vostro vantaggio , perché la vittoria di una persona   contro l’ Ingiustizia, apre la strada alla vittoria di tanti contro lo stesso nemico. Grazie a voi per le vostre preghiere. Dio ve ne renda merito. 

Edoardo

venerdì 27 febbraio 2026

DI NOI TI PUOI FIDAR...



“ Io sono la Volpe e lui è il Gatto

Siamo in società

Di noi ti puoi fidar… “

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

COMUNICAZIONE FINALE

E APPELLO ALLA LEGALITA’

Procedimento :

AVV. EDOARDO LONGO

VS

CONSIGLIO DELL’ ORDINE AVVOCATI PORDENONE

 

Ch.mo Presidente,

Illustri Consiglieri,

 

1)      Mi permetto di inviarVi questa mia comunicazione personale  conclusiva.

2)      Già sono state sviluppate dal mio difensore – e anche in tutta umiltà – anche dal sottoscritto, le argomentazioni, molto serie, che invocano il Vostro intervento perchè la legge venga rispettata da un organismo forense periferico molto riottoso a farlo, forte della supponenza e arroganza del suo ( abusato) ruolo. Non ritorno quindi sul punto. La legge impone la reiscrizione dell’ avvocato cancellato per difetto provvisorio dello status libertatis quando abbia recuperato la sua libertà personale e abbia gli altri requisiti : nel suo elenco non contempla altri requisiti oltre a quelli dell’ elenco dettagliato. la norma questo dice e questo chiede venga rispettato. Ed ha un senso : chi non abbia subito una cancellazione disciplinare – e io non la ho subita -  non deve essere sottoposto alle condizioni derivanti da essa. Ma non solo la legge : conforme alla legge sono a mio favore anche il decreto del COA di Pordenone del 29.12.2022, definitivo e passato in giudicato  dal 21.3.2024 che stabilisce come il sottoscritto abbia diritto alla reiscrizione dal momento della riacquistata libertà ( cioè dal 2.3.2023, giusto tre anni orsono) , lo stesso decreto 1.3.2023 della magistratura di sorveglianza di Venezia/Padova, che nel restituirmi alla libertà  mi autorizza allo svolgimento del mio lavoro, le stesse condanne penali che io ho espiato con la massima buona condotta possibile e svolgendo attività di volontariato per attività di “ sostegno alla legalità”, non hanno mai applicato condanne accessorie di tipo interdittivo dello svolgimento della mia professione.

3)      Vorrei richiamare la Vostra attenzione anche su un altro punto, molto serio. Io ho affrontato, subìto, espiato, una condanna senza fiatare, con la massima correttezza possibile, come ben aveva intuito lo stesso giudice di sorveglianza di Padova che nella sua ordinanza così scriveva : "...Considerate  la sua personalità e la sua lunga esperienza professionale , si ritiene che Edoardo Longo rispetterà le prescrizioni imposte con il dovuto scrupolo “. Avrei avuto molto da ridire sulla condanna, ingiusta sotto tutti i profili e comunque la si valuti, ma come Socrate ho bevuto la mia cicuta senza fiatare.

4)      Così è stato. Ma se lo Stato che condanna deve avere anche una funzione rieducativa che si esplica in primis nel richiedere il rispetto delle leggi ai cittadini, come può pretendere di svolgere detta funzione se quando il condannato esce dal carcere   nei suoi confronti viene violata  spudoratamente una legge come quella che è stata violata dal COA di Pordenone, che si è rimangiato uno stesso proprio decreto – corretto -  di pochi mesi prima ?  Che insegnamento viene dato a un poveraccio che esce dal carcere, autorizzato a svolgere il suo lavoro , con stretto in mano  il decreto COA del 29.12.2022 che gli ribadisce il suo diritto al lavoro , e lo sfortunato  pure rispetta le leggi fino alla virgola, con ottima condotta, addirittura svolge volontariato a “ sostegno della legalità” ( !!) , e pochi mesi dopo il medesimo  ente COA, con disprezzo, gli strappa in faccia detto decreto e lo butta sulla strada ?  Che effetto rieducativo sarebbe questo ? Che insegnamento ne deve trarre il poveraccio ( io) ? Che il rispetto della legge è solo ipocrisia e che lo Stato e le sue istituzioni possono violare impunemente le leggi perché sono più forti e  di un ex detenuto , sia pure con 41anni di avvocatura alle spalle , se ne fregano bellamente ? Che chi è più forte può fare quello che vuole, anche beffarsi della legge quando non gli comoda ? Che la sola legge che vale in Italia – addirittura nel mondo dei tribunali ! – è la legge del più forte ? Quale autorità morale può avere in questo contesto uno Stato del genere ? Si può chiamare ancora  Stato di legalità ? Quale ammaestramento dovrei trarne io, da tutta questa immorale vicenda ?

5)      Sono stato io un cretino a fidarmi delle istituzioni dello Stato ? Comincio seriamente a chiedermelo. E le mie due figlie in età scolare che insegnamento trarranno per la vita dalla vicenda capitata al padre ? Lo Stato ha delle responsabilità nei confronti dei suoi cittadini.

6)      Voi capite benissimo che quanto sto subendo io è inaccettabile, immorale ed illegale e sancisce il totale fallimento di ogni autorità morale e legittima delle istituzioni in ambito giudiziario. Quale rieducazione possono imporre ? Condannare una persona e riservarsi l’ arbitrio di violare le leggi quando sono  a  vantaggio del condannato , è immorale  e criminale.

7)      Chi altri ha il dovere di tutelare la applicazione della legge , eguale per tutti e che non conosce persone più eguali degli altri , se non Voi, Giudici della Suprema Corte di Cassazione ? Io chiedo giustizia e che la legge sia rispettata e non violata con i latinorum o opinazioni di manzoniana memoria , e chiedo di non vedere che in Italia il rispetto rigoroso della legge viene imposto solo ai poveracci e non a chi  ha nelle mani un potere di cui abusa contando sulla sua posizione sociale privilegiata . O vale sempre  il triste motto popolare per cui fatta la legge, trovato l’ inganno ? 

Si insiste pertanto nell’ accoglimento del presente ricorso per il rispetto della legge violata dal COA di Pordenone.

Rispettosamente.

Pordenone, 27 febbraio, 2026 . 

Avv. Edoardo Longo



giovedì 26 febbraio 2026

VERRANNO I GIORNI DELL' IRA



Presento volentieri questo lavoro dell’ amico Edoardo che prosegue il mio lungo diario che ha già  consegnato alle stampe ben quattro volumi. In questa nuova antologia, la quinta, Edoardo  ci descrive la fase finale del suo arcipelago Gulag di dissidente politico-culturale e avvocato integerrimo e coraggioso, l’ antitesi del modello di avvocato oggi in voga, quello ricalcato dai Protocolli di Sion e che si è ridotto, in cambio di una pagnotta anche molto succosa per il vero, ad essere mero “ impiegato della giustizia” che si accorda non con il cliente per la difesa – cosa proibitissima oggi ! Al cliente bisogna mentire sulle sue chanches di assoluzione, in modo che pieghi il capo rassegnato alle toghe – ma con chi lo processa e lo accusa.

Queste pagine di Diario ripercorrono il periodo che va dal settembre 2025 fino al 15 dicembre dello stesso anno. Pagine in cui cresce il fuoco della sacra aspirazione alla vendetta verso il potere togato e verso i suoi camerieri “ ordinistici” per la infinita serie di abusi ed illegalità perpetrati contro l’ avvocato dei ribelli. Il libro ce ne documenta molti e in particolare nella sezione “ documenti” dove sono raccolti gli esposti e le segnalazioni inoltrate da Edoardo per i ricatti, le minacce e le violenze psicologiche dell’ Ufficio Penale di Udine  che, su  istigazione della cricca ordinistica,  pretendeva che Edoardo facesse smettere la campagna di solidarietà a suo favore sotto minaccia di essere ributtato in carcere. Vendetta ? Diciamo piuttosto giustizia purificatrice. Ben vengano quindi i giorni dell’ ira. Saranno i giorni della Giustizia, in cui gli empi non troveranno un rifugio dove trovare scampo al braccio di una giustizia che non siede nei tribunali.

Con questa vilissima e violentissima tentata estorsione, il sistema delle toghe e degli “ordinistici” ha veramente toccato il fondo della miseria morale e della criminalità. C’è da chiedersi se sono più criminali i protagonisti togati della giustizia ( ? ) oppure  le persone che costoro confinano nei carceri. Questa è la democrazia italiana : un errore abominevole della Storia che attende un Ercole che, come con le puteolenti stalle di Augia, le dia fuoco per purificare il popolo italiano da tanto fetore e schifo.

Maurizio Rossetti

 

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sabato 21 febbraio 2026

PROSSIMI AGGIORNAMENTI

 



Seguite i prossimi aggiornamenti del Monitore Veneto, saranno molto interessanti.  :  svelati nuovi episodi circa l' aggressione togata alla attività contro la malagiustizia dell' avvocato Longo : le indagini contro l' associazione Enzo Tortora e  il Comitato Thule contro gli abusi giudiziari, fra gli anni 90 e 2000. I tentativi delle procure della Repubblica di Pordenone e Udine di corrompere i clienti dell' avvocato Longo per carpire notizie di queste associazioni. Il sistema delle scatole cinesi per distruggere fino allo sfinimento  una persona onesta ma sgradita con una pioggia a catena di accuse insensate, una legata all' altra. Utilizzato dalla Procura di Pordenone e dalla cricca "ordinistica".  Ritornano i post sulle " Minacce a toga armata" patite da  Edoardo in carcere e durante la sua esecuzione penale . Il prossimo confronto al tribunale di Pordenone fra l' avvocato Longo e l' ente ordinistico. Posta in gioco : la ripresa della professione da parte dell' avvocato Longo, osteggiata da camarille giudiziarie e corporative.  

Contro lo schifo di una Italia ridotta a satrapia di toghe disoneste , al prossimo referendum sulla giustizia vota SI'. 

E' un primo passo avanti per il ritorno della Giustizia Giusta
MV


giovedì 19 febbraio 2026

UN SACRIFICIO RITUALE

 


Terribile lesa maestà giudiziaria nel comportamento che portò l’ avvocato Longo  in carcere ? Assolutamente no, e questo libro lo dimostra. 

Una raccolta impressionante di documenti che prova come la magistratura ebbe a condannarlo innocente.  Ben sapendolo. Il volume raccoglie e commenta gli atti incriminati e li pone  alla valutazione  del Lettore che si renderà conto di come fossero atti assolutamente legittimi e pure assai fondati . Inappuntabili, benchè certamente molto sgraditi perché toccavano il nerbo di potenti illegalità ambientali e chiedevano il trasferimento del processo in altra sede o quanto meno la sostituzione del giudice che prendeva evidenti imbeccate dietro le quinte dopo le quali revocava ogni provvedimento preso che fosse a favore dell’ imputato.    

Va ricordato anche che le istanze incriminate e per le quali l' avvocato Longo fu condannato con rara e studiata ferocia, furono redatte anche in nome e per conto della Rivista Giustizia Giusta, organo della associazione per la giustizia e il diritto " Enzo Tortora", di cui era presidente e direttore all' epoca il compianto prof. Paolo Signorelli, prima vittima di malagiustizia in Italia che abbia avuto un risarcimento per ingiusta detenzione. l' avvocato Longo era referente per la sua regione sia della Rivista che della associazione cui segnalava casi di malagiustizia  della zona. Nel testo troviamo le istanze originali timbrate e vergate col logo della associazione che  da sempre sosteneva l' avvocato Longo nella sua battaglia  di resistenza alla ferocia giudiziario-ordinistica che lo aggrediva da anni. Massacrando l' avvocato a loro inviso, volevano queste jene scatenate liberarsi anche dell' osservatorio contro la malagiustizia che operava attraverso di lui.  In branco lo attaccarono, mentre era debole e sotto processo,  per farla finita  con lui e con l' associazione Enzo Tortora di cui era referente regionale. 




" Macelleria  giudiziaria" documenta nel dettaglio  anche  le oltre 50 illegalità poste in essere invece  in quel processo da un giudice che dimostrava  nei fatti la propria insostenibile  leggerezza del giudicare , rifiutando ogni accertamento richiesto dalla difesa, fra cui la prova di chi avesse fornito il libro incriminato agli esponenti “ ordinistici” che denunciarono l’ avvocato Longo .

 

Chi ha fornito il libro ? Per il giudice era “ Irrilevante”. Chi ne era l’ autore ? “ Irrilevante “ anch’ esso, tanto alla sbarra c’era chi si riteneva essere l’ autore e tanto bastava per soddisfare i querelanti che lo volevano condannato ad ogni costo .  Il libro lo aveva letto qualcuno ? “ Irrilevante provarlo,  perché L’ entità percepisce lo stesso  le offese” : quando il diritto sfocia nel paranormale e nel linciaggio mortale dei dissidenti.

 

 L’ avvocato Longo : condannato prima senza prove e giusto processo per un libro di denuncia del malcostume in ambito giudiziario e  pure  condannato poi a due anni e 4 mesi di carcere per essersi opposto al suo linciaggio processuale chiedendo il trasferimento del processo e il cambio del giudice e , soprattutto, perché la prima condanna non era sufficiente a farlo fuori. 

    Un doppio  processo che fu un rito sacrificale : giudiziario, massonico e kosher.

 

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martedì 17 febbraio 2026

LA COSCA TOGATA CONTRO UN UOMO LIBERO

 


Quarto volume  del diario scritto da Monitore Veneto  osservatore  della odissea giudiziaria patita dall’ avvocato Edoardo Longo, reo di “ lesa maestà giudiziaria”, agli occhi del nuovo tiranno giudiziario che prospera in Italia. Questo volume percorre il periodo che va dal luglio 2025 al settembre dello stesso anno, praticamente alle soglie della fine di questo arcipelago Gulag italiano. Ultimo volume a firma Monitore Veneto, perché il diario proseguirà, come spiega Monitore nel suo commiato, direttamente attraverso la penna del protagonista che, nel luglio 2025, cominciava a sfuggire ai ricatti dell’ autorità giudiziaria e della cricca ordinistica che ambiva a ributtarlo in galera, premendo sulla prima, per impedire le manifestazioni politiche dell’ Ufficio Dogale a sostegno dello sfortunato legale.  Orribili pagine di una Italia dell’ orrore che vogliamo vedere sparire dallo Storia per la sua indegnità morale assoluta.

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lunedì 16 febbraio 2026

VERSO LO SCONTRO FINALE



CONFRONTO FINALE ! Meglio di un incontro di wrestling! A metà marzo circa ( data da fissarsi) confronto diretto fra l' avvocato  Longo e l' intiera cricca ordinistica. Presso  il tribunale di Pordenone.  Il confronto è riservato,  ma - poichè il Presidente ordinistico , l' unico che conta in quella cricca , si farà accompagnare dai suoi Nove Nazgul consiglieri - sarebbe bello che quel giorno, per riequilibrare le sorti di un incontro che si presenta truccato, ci fosse fuori dal tribunale di Pordenone  un po'  di gente a sostenere  Edoardo  e con bandiere anche .. .vi terrò informati.  

Quello che è certo è che sarà un confronto al calor bianco.

Il Monitore 




giovedì 12 febbraio 2026

UN CASO UNICO IN ITALIA

 


Caro Avvocato, come le ho anticipato al telefono, il suo caso è assolutamente unico in tutta Italia e le posso assicurare che ho esaminato tutto il data – base dei precedenti del Consiglio Nazionale Forense senza trovare altro caso simile . Tutti gli avvocati cancellati in via amministrativa sono sempre reiscritti dopo  due o tre mesi dal venir meno dei vari impedimenti al mantenimento nelle liste abilitanti all’ esercizio della professione. Intendiamoci : ci sono certo casi di avvocati cancellati che non vengono reiscritti – vengono reiscritti dopo anni , ma – come lei sa – si tratta di cancellazioni disciplinari che sono cosa molto diversa dal suo caso . E ‘ indubbio che chi ha voluto callidamente generarle questa situazione illegale  ciurla nel manico, cioè vuole generare artefatta confusione per mascherare l'  illecito che hanno escogitato in suo danno. Lei ha trattato più volte la questione nel suo blog , ma come mi ha richiesto,  le svolgo una chiara illustrazione del punto, in modo da fugare ogni equivoco in chi non ha dimestichezza con questi artifizi legali.

Cosa significa cancellazione dall’ albo ? Significa che l’ avvocato cancellato, pur rimanendo abilitato, non può svolgere alcuna attività professionale, in particolare avanti all’ autorità giudiziaria nei processi, per tutto il periodo in cui è sottoposto a questa misura.

Esistono due tipi di cancellazione : quella amministrativa e quella disciplinare . Quella amministrativa  non è un giudizio sull’ avvocato , ma si verifica quando viene meno uno dei requisiti previsti dalla legge per svolgere detta professione. Per esempio, quali sono questi requisiti ? La cittadinanza italiana, il possesso di uno studio legale per lavorare, il non contemporaneo svolgimento di attività incompatibile con l’ avvocatura ( esempio : essere impiegato pubblico ) , lo status libertatis, cioè l’ essere libero e non detenuto in carcere. Attenzione : lo stato detentivo non rileva qui a ragioni disciplinari che sono altra cosa, ma solo perché l’ avvocato in carcere non può godere di quella privacy che si ritiene essenziale per lo svolgimento  di detto lavoro. Lo ha ribadito il Consiglio  Nazionale Forense proprio nel suo caso ( Sentenza  63-24 del 21.3.2024 ).  Ed infatti, tutto ciò lo troviamo richiamato nella decisione del 29.12.2022 che, sia pur cancellandolo perché deportato in carcere, ribadiva il suo diritto alla reiscrizione una volta libero , esattamente come stabilisce la legge ( art. 17 comma 15, legge professionale 147-2012 )  :



Infatti , quando il professionista ritorna in  possesso del requisito mancante , ha diritto ad essere reiscritto immediatamente, senza indugio e in forma di fatto automatica.

Diversa è la cancellazione disciplinare. Essa non riguarda l’ esistenza o meno di un dato di fatto necessario per lavorare come quella amministrativa , ma è una sanzione punitiva a tutti gli effetti e viene pronunciata alla fine di un procedimento disciplinare , quando, ritenuto che il professionista abbia compiuto una violazione, anche particolarmente grave, viene punito con la sanzione della cancellazione che è fra le misure più gravi. L’ avvocato cancellato per punizione, può essere reiscritto a pura discrezione dell’ ente forense , quello che i suoi avversari  chiamano pomposamente per autocelebrarsi “ ente ordinistico “.

Non è il caso che la riguarda perché lei non ha mai avuto una cancellazione disciplinare , pronunciata alla fine di un processo disciplinare, ma è stato cancellato per essere in carcere, con il diritto alla reiscrizione una volta uscitone. Lei non ha alcuna pendenza disciplinare in atto, come ho verificato consultando gli atti anche presso il Consiglio Disciplinare Distrettuale di Trieste. Lei ebbe sì due procedimenti disciplinari nel 2018  come ricaduta delle due condanne penali per le quali avevano studiato di buttarla in carcere, ma,  come ho consultato personalmente, questi due procedimenti si sono conclusi con condanne molto lievi in rapporto ai 4 anni ( e un mese beffardo, calcolato proprio per gettarla in carcere ) e cioè a due condanne disciplinari di 3 mesi e 2 mesi di mera sospensione dal lavoro. Dette condanne non furono neanche mai poste in esecuzione per intervenuta prescrizione e in ogni caso non si trattava neanche lontanamente di cancellazione che è la misura estrema punitiva. Di fatto, il Consiglio di Disciplina la ha ritenuta innocente dei fatti di cui alle condanne penali , ma non potendo eludere l’ effetto preclusivo all’ assoluzione derivante  da due condanne penali definitive, le ha comminato le sanzioni più leggere, quelle dei due mesi di sanzione meramente sospensiva, peraltro, non rendendole neanche esecutive, per intervenuta prescrizione. Lei non ha nessuna cancellazione disciplinare da scontare. Nè il Consiglio Distrettuale di Disciplina di Trieste , nè di altrove, ha mai pronunciato una siffatta sanzione disciplinare , la sola che concederebbe agli ordinistici il diritto di torturarla così.  Non si può infliggere ad una persona una sanzione che non è mai stata pronunciata. Non credo che neanche nei tempi oscuri del Medioevo qualcuno avesse mai avuto l' ardire di fare una cosa simile. Quando ho studiato la sua vicenda sono rimasto allibito e costernato. Non ho mai visto una cosa simile. 

Lei ha quindi assoluto e pacifico diritto per legge  a riprendere subito il suo lavoro, lo aveva fin dal 1 marzo, 2023, quando è stato scarcerato   . Non solo : Lei non è stato mai  interdetto in alcun modo, neanche provvisorio,  dall’ esercizio della professione, neanche nelle sentenze che la hanno condannata o dal tribunale di Sorveglianza, tanto è vero che è stato rimesso in libertà con il diritto di svolgere la sua professione, diritto che ha pacificamente esercitato dal 1.3.2023 al 21.3.2024, data in cui la cancellazione amministrativa ( provvisoria) è divenuta definitiva.

Dirò di più : la mera cancellazione amministrativa vale solo per il periodo della mancanza del requisito assente , nel suo caso lo status libertatis che Lei non ebbe dal  luglio 2022 al febbraio 2023. Avrebbero dovuto revocare la cancellazione amministrativa dal 1 marzo 2023, quando uscì dal carcere, perché era di nuovo libero. Ciò è la prassi in tutti i casi come il suo. Sicuramente ciò sarebbe avvenuto, visto che era stato messo nero su bianco questo percorso di ripristino del suo lavoro, previsto dalla legge, ancora nel dicembre 2022 quando lei era addirittura ancora in carcere  , ma il suo problema è stato il cambio di Presidente ordinistico perché il subentrante si è piegato in tutta evidenza a pressioni indecenti in suo danno che prima non avevano trovato udienza . Pressioni a mio avviso molto forti, tali da indurre il cenacolo ordinistico a un comportamento molto grave, cioè quello di violare scientemente la legge dello Stato e di perdurare per anni in detto atteggiamento. L' ente "ordinistico " di Pordenone sta compiendo un illecito da lasciare a bocca aperta perchè tratta in modo del tutto arbitrario e a proprio capriccio come fosse una  cancellazione  disciplinare  un mero caso di cancellazione amministrativa con diritto alla reiscrizione immediata. Non esistono precedenti simili, nè possono esistere, perchè la legge regola minuziosamente le due diverse fattispecie senza possibilità di confusione fra le stesse. 




E’ evidente quindi che chi ha compiuto questo orrore giuridico cerca in tutti i modi, nell’ ambiente giudiziario pordenonese in primis ed in quello dei propri iscritti e laddove ne abbia l’ opportunità nell’ opinione pubblica , di ingenerare confusione giuridica, spacciando la sua cancellazione amministrativa con una cancellazione disciplinare , perché giammai alcun organismo disciplinare ha mai pronunciato una siffatta condanna. E la pronuncia della sola cancellazione a lei inflitta, quella amministrativa,   è quella riportata più sopra , nel dicembre 2022 , dove è peraltro scritto espressamente che , una volta uscito dal carcere , lei aveva – ed ha ! – il diritto a  essere reiscritto.

 Lei mi ha anche chiesto quale sia l’ ammontare del danno che le è stato inflitto dal consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone. Le ho spedito separatamente la mia relazione dettagliata sul punto e qui richiamo solo le mie conclusioni : considerando che oramai due anni di cancellazione effettiva ( dal 21 marzo 2024 ad oggi), hanno di fatto azzerato il suo avviamento professionale, considerato che Ella ha svolto attività di avvocato per 41 anni, la perdita totale di avviamento di uno studio legale di 41 anni di attività, mica un giorno, oltre ai mancati redditi di due anni considerando il suo stato di disoccupazione che si protrae dal 21 marzo 2024, non è assolutamente esagerato calcolare un danno complessivo orientativamente nella misura di euro 500.000 ( cinquecentomila). Ed andrà aumentando ulteriormente finchè si protrarrà l’ attuale situazione di illegale blocco della obbligatoria reiscrizione.

Credo di essere stato sufficientemente chiaro ed esaustivo. A questo punto, il mio consiglio è quello di dar corso all’ azione civile risarcitoria, trovandosi un avvocato capace e onesto da cercare lontano dal foro boario di Pordenone . Perché le dico questo ? Nello svolgimento dell’ incarico accertativo che lei mi ha conferito , ho potuto appurare che a Pordenone vige un passaparola fra i suoi colleghi, non so da dove partito ,ma non credo ci voglia molta immaginazione a sospettarlo – che consiste nel non prestarle alcuna forma di aiuto, neanche relazionandole dei retroscena di questa vicenda , che in realtà non sono neanche tanto segreti e lei facilmente potrebbe venire a conoscenza di chi è stato a mestare nel torbido per giungere a questa allucinante situazione di illegalità che, le ripeto, mi risulta essere unica in Italia.

Rimango a sua disposizione e  la saluto cordialmente .

Comunicazione originale sottoscritta

ROMA