MONITORE VENETO
Osservatorio sui crimini giudiziari del sistema giudiziario italiano
sabato 21 febbraio 2026
PROSSIMI AGGIORNAMENTI
giovedì 19 febbraio 2026
UN SACRIFICIO RITUALE
Terribile lesa maestà giudiziaria nel comportamento che portò l’ avvocato Longo in carcere ? Assolutamente no, e questo libro lo dimostra.
Una raccolta impressionante di documenti che prova come la magistratura ebbe a condannarlo innocente. Ben sapendolo. Il volume raccoglie e commenta gli atti incriminati e li pone alla valutazione del Lettore che si renderà conto di come fossero atti assolutamente legittimi e pure assai fondati . Inappuntabili, benchè certamente molto sgraditi perché toccavano il nerbo di potenti illegalità ambientali e chiedevano il trasferimento del processo in altra sede o quanto meno la sostituzione del giudice che prendeva evidenti imbeccate dietro le quinte dopo le quali revocava ogni provvedimento preso che fosse a favore dell’ imputato.
Va ricordato anche che le istanze incriminate e per le quali l' avvocato Longo fu condannato con rara e studiata ferocia, furono redatte anche in nome e per conto della Rivista Giustizia Giusta, organo della associazione per la giustizia e il diritto " Enzo Tortora", di cui era presidente e direttore all' epoca il compianto prof. Paolo Signorelli, prima vittima di malagiustizia in Italia che abbia avuto un risarcimento per ingiusta detenzione. l' avvocato Longo era referente per la sua regione sia della Rivista che della associazione cui segnalava casi di malagiustizia della zona. Nel testo troviamo le istanze originali timbrate e vergate col logo della associazione che da sempre sosteneva l' avvocato Longo nella sua battaglia di resistenza alla ferocia giudiziario-ordinistica che lo aggrediva da anni. Massacrando l' avvocato a loro inviso, volevano queste jene scatenate liberarsi anche dell' osservatorio contro la malagiustizia che operava attraverso di lui. In branco lo attaccarono, mentre era debole e sotto processo, per farla finita con lui e con l' associazione Enzo Tortora di cui era referente regionale.
" Macelleria giudiziaria" documenta nel dettaglio anche le oltre 50 illegalità poste in essere invece in quel processo da un giudice che dimostrava nei fatti la propria insostenibile leggerezza del giudicare ,
rifiutando ogni accertamento richiesto dalla difesa, fra cui la prova di chi
avesse fornito il libro incriminato agli esponenti “ ordinistici”
che denunciarono l’ avvocato Longo .
Chi ha fornito il libro ? Per il
giudice era “ Irrilevante”. Chi ne era l’ autore ? “ Irrilevante “
anch’ esso, tanto alla sbarra c’era chi si riteneva essere l’ autore e tanto
bastava per soddisfare i querelanti che lo volevano condannato ad ogni costo . Il libro lo aveva letto qualcuno ? “ Irrilevante
provarlo, perché L’ entità percepisce lo stesso le offese” : quando il diritto sfocia nel paranormale e
nel linciaggio mortale dei dissidenti.
L’ avvocato Longo : condannato prima senza prove e giusto processo per un libro di denuncia del malcostume in ambito giudiziario e pure condannato poi a due anni e 4 mesi di carcere per essersi opposto al suo linciaggio processuale chiedendo il trasferimento del processo e il cambio del giudice e , soprattutto, perché la prima condanna non era sufficiente a farlo fuori.
Un
doppio processo che fu un rito
sacrificale : giudiziario, massonico e kosher.
LINK PER L’
ACQUISTI DEL LIBRO :
martedì 17 febbraio 2026
LA COSCA TOGATA CONTRO UN UOMO LIBERO
Quarto volume del diario scritto da Monitore Veneto osservatore
della odissea giudiziaria patita dall’ avvocato Edoardo Longo, reo di “
lesa maestà giudiziaria”, agli occhi del nuovo tiranno giudiziario che prospera
in Italia. Questo volume percorre il periodo che va dal luglio
2025 al settembre dello stesso anno, praticamente alle soglie della fine di
questo arcipelago Gulag italiano. Ultimo volume a firma Monitore Veneto, perché
il diario proseguirà, come spiega Monitore nel suo commiato, direttamente
attraverso la penna del protagonista che, nel luglio 2025, cominciava a
sfuggire ai ricatti dell’ autorità giudiziaria e della cricca ordinistica che
ambiva a ributtarlo in galera, premendo sulla prima, per impedire le
manifestazioni politiche dell’ Ufficio Dogale a sostegno dello sfortunato
legale. Orribili pagine di
una Italia dell’ orrore che vogliamo vedere sparire dallo Storia per la sua
indegnità morale assoluta.
LINK
PER L’ ACQUISTO DEL LIBRO :
NUOVA CONFERENZA A PADOVA
Continua a destare
interesse la odissea giudiziaria – attraverso tutti gli orrori dell’ universo
concentrazionario italiano - dell’ avvocato Edoardo Longo ,combattente nei tribunali per i diritti civili e politici dell' indipendentismo e dei movimenti antagonisti, organizzata dalla
Associazione Culturale Marciana. Qui sopra, la locandina del
prossimo intervento nella zona di Padova, nel cuore di quel Veneto che aspira
alla sua libertà dalla putrescente repubblica di Toghe & Mazzette & Manette.
“ Sto leggendo il suo libro, avvocato, e scopro cose che neanche sospettavo accadessero. Comincio ad avere paura della magistratura”. Così ci scrive oggi un Lettore , risvegliato dalla narrazione in prima persona di questi orrori della italica repubblica di Forcolandia.
Invitiamo tutti a presenziare massicciamente alla prossima conferenza, come in quella tenutasi alle porte di Pordenone e della quale qui sotto riproduciamo una fotografia in cui si riconoscono , da sinistra a destra : Alessandro Nadin, in rappresentanza del Comitato di Liberazione Nazionale Veneto, la sig.ra Raffaella Picco della Associazione Culturale Marciana organizzatrice di questi incontri, l’ avvocato Edoardo Longo mentre risponde alle domande dell’ attento pubblico, Luigino Tieppo in rappresentanza dell’ Ufficio Dogale di Venezia. Coperto dal pubblico, a destra vi è anche Paolo Pin, in rappresentanza di Repubblica Veneta. Nelle conferenze è anche attivo un servizio di vendita diretta del libro Deportazione e di altre opere edite dalle Edizioni della Lanterna.
( Servizio fotografico a cura di Associazione Culturale Marciana ) .
MV
lunedì 16 febbraio 2026
VERSO LO SCONTRO FINALE
CONFRONTO FINALE ! Meglio di un incontro di wrestling! A metà marzo circa ( data da fissarsi) confronto diretto fra l' avvocato Longo e l' intiera cricca ordinistica. Presso il tribunale di Pordenone. Il confronto è riservato, ma - poichè il Presidente ordinistico , l' unico che conta in quella cricca , si farà accompagnare dai suoi Nove Nazgul consiglieri - sarebbe bello che quel giorno, per riequilibrare le sorti di un incontro che si presenta truccato, ci fosse fuori dal tribunale di Pordenone un po' di gente a sostenere Edoardo e con bandiere anche .. .vi terrò informati.
Quello che è certo è che sarà un confronto al calor bianco.
Il Monitore
giovedì 12 febbraio 2026
UN CASO UNICO IN ITALIA
Caro Avvocato, come le ho
anticipato al telefono, il suo caso è assolutamente unico in tutta Italia e le
posso assicurare che ho esaminato tutto il data – base dei precedenti del
Consiglio Nazionale Forense senza trovare altro caso simile . Tutti gli
avvocati cancellati in via amministrativa sono sempre reiscritti dopo due o tre mesi dal venir meno dei vari impedimenti
al mantenimento nelle liste abilitanti all’ esercizio della professione.
Intendiamoci : ci sono certo casi di avvocati cancellati che non vengono
reiscritti – vengono reiscritti dopo anni , ma – come lei sa – si tratta di
cancellazioni disciplinari che sono cosa molto diversa dal suo caso . E ‘
indubbio che chi ha voluto callidamente generarle questa situazione illegale ciurla nel manico, cioè vuole generare artefatta confusione per mascherare l' illecito che hanno escogitato in suo danno. Lei ha trattato più volte la questione nel suo blog , ma come
mi ha richiesto, le svolgo una chiara illustrazione del punto, in modo da fugare
ogni equivoco in chi non ha dimestichezza con questi artifizi legali.
Cosa significa cancellazione
dall’ albo ? Significa che l’ avvocato cancellato, pur rimanendo abilitato, non
può svolgere alcuna attività professionale, in particolare avanti all’ autorità
giudiziaria nei processi, per tutto il periodo in cui è sottoposto a questa
misura.
Esistono due tipi di
cancellazione : quella amministrativa e quella disciplinare .
Quella amministrativa non è un giudizio
sull’ avvocato , ma si verifica quando viene meno uno dei requisiti previsti
dalla legge per svolgere detta professione. Per esempio, quali sono questi
requisiti ? La cittadinanza italiana, il possesso di uno studio legale per
lavorare, il non contemporaneo svolgimento di attività incompatibile con l’
avvocatura ( esempio : essere impiegato pubblico ) , lo status libertatis,
cioè l’ essere libero e non detenuto in carcere. Attenzione : lo stato
detentivo non rileva qui a ragioni disciplinari che sono altra cosa, ma solo perché
l’ avvocato in carcere non può godere di quella privacy che si ritiene
essenziale per lo svolgimento di detto
lavoro. Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale Forense proprio nel suo caso ( Sentenza
63-24 del 21.3.2024 ). Ed infatti, tutto ciò lo troviamo richiamato
nella decisione del 29.12.2022 che, sia pur cancellandolo perché deportato in
carcere, ribadiva il suo diritto alla reiscrizione una volta libero ,
esattamente come stabilisce la legge ( art. 17 comma 15, legge professionale
147-2012 ) :
Infatti , quando il
professionista ritorna in possesso del requisito mancante , ha diritto ad
essere reiscritto immediatamente, senza indugio e in forma di fatto automatica.
Diversa è la cancellazione
disciplinare. Essa non riguarda l’ esistenza o meno di un dato di fatto
necessario per lavorare come quella amministrativa , ma è una sanzione
punitiva a tutti gli effetti e viene pronunciata alla fine di un procedimento
disciplinare , quando, ritenuto che il professionista abbia compiuto una violazione,
anche particolarmente grave, viene punito con la sanzione della
cancellazione che è fra le misure più gravi. L’ avvocato cancellato per punizione,
può essere reiscritto a pura discrezione dell’ ente forense , quello che i suoi
avversari chiamano pomposamente per autocelebrarsi “ ente ordinistico
“.
Non è il caso che la riguarda perché lei non ha mai avuto una cancellazione disciplinare , pronunciata alla fine di un processo disciplinare, ma è stato cancellato per essere in carcere, con il diritto alla reiscrizione una volta uscitone. Lei non ha alcuna pendenza disciplinare in atto, come ho verificato consultando gli atti anche presso il Consiglio Disciplinare Distrettuale di Trieste. Lei ebbe sì due procedimenti disciplinari nel 2018 come ricaduta delle due condanne penali per le quali avevano studiato di buttarla in carcere, ma, come ho consultato personalmente, questi due procedimenti si sono conclusi con condanne molto lievi in rapporto ai 4 anni ( e un mese beffardo, calcolato proprio per gettarla in carcere ) e cioè a due condanne disciplinari di 3 mesi e 2 mesi di mera sospensione dal lavoro. Dette condanne non furono neanche mai poste in esecuzione per intervenuta prescrizione e in ogni caso non si trattava neanche lontanamente di cancellazione che è la misura estrema punitiva. Di fatto, il Consiglio di Disciplina la ha ritenuta innocente dei fatti di cui alle condanne penali , ma non potendo eludere l’ effetto preclusivo all’ assoluzione derivante da due condanne penali definitive, le ha comminato le sanzioni più leggere, quelle dei due mesi di sanzione meramente sospensiva, peraltro, non rendendole neanche esecutive, per intervenuta prescrizione. Lei non ha nessuna cancellazione disciplinare da scontare. Nè il Consiglio Distrettuale di Disciplina di Trieste , nè di altrove, ha mai pronunciato una siffatta sanzione disciplinare , la sola che concederebbe agli ordinistici il diritto di torturarla così. Non si può infliggere ad una persona una sanzione che non è mai stata pronunciata. Non credo che neanche nei tempi oscuri del Medioevo qualcuno avesse mai avuto l' ardire di fare una cosa simile. Quando ho studiato la sua vicenda sono rimasto allibito e costernato. Non ho mai visto una cosa simile.
Lei ha quindi assoluto e pacifico diritto per legge a riprendere subito il suo lavoro, lo aveva fin dal 1 marzo, 2023, quando è stato scarcerato . Non solo : Lei non è stato mai interdetto in
alcun modo, neanche provvisorio, dall’ esercizio della professione, neanche nelle sentenze che la
hanno condannata o dal tribunale di Sorveglianza, tanto è vero che è stato
rimesso in libertà con il diritto di svolgere la sua professione, diritto che
ha pacificamente esercitato dal 1.3.2023 al 21.3.2024, data in cui la
cancellazione amministrativa ( provvisoria) è divenuta definitiva.
Dirò di più : la mera
cancellazione amministrativa vale solo per il periodo della mancanza del requisito assente , nel suo caso lo status libertatis che Lei non
ebbe dal luglio 2022 al febbraio 2023.
Avrebbero dovuto revocare la cancellazione amministrativa dal 1 marzo 2023,
quando uscì dal carcere, perché era di nuovo libero. Ciò è la prassi in tutti i
casi come il suo. Sicuramente ciò sarebbe avvenuto, visto che era stato messo
nero su bianco questo percorso di ripristino del suo lavoro, previsto dalla
legge, ancora nel dicembre 2022 quando lei era addirittura ancora in carcere , ma il suo problema è stato il cambio di Presidente
ordinistico perché il subentrante si è piegato in tutta evidenza a
pressioni indecenti in suo danno che prima non avevano trovato udienza .
Pressioni a mio avviso molto forti, tali da indurre il cenacolo ordinistico
a un comportamento molto grave, cioè quello di violare scientemente la legge
dello Stato e di perdurare per anni in detto atteggiamento. L' ente "ordinistico " di Pordenone sta compiendo un illecito da lasciare a bocca aperta perchè tratta in modo del tutto arbitrario e a proprio capriccio come fosse una cancellazione disciplinare un mero caso di cancellazione amministrativa con diritto alla reiscrizione immediata. Non esistono precedenti simili, nè possono esistere, perchè la legge regola minuziosamente le due diverse fattispecie senza possibilità di confusione fra le stesse.
E’ evidente quindi che chi ha compiuto questo orrore giuridico cerca in tutti i modi, nell’ ambiente giudiziario pordenonese in primis ed in quello dei propri iscritti e laddove ne abbia l’ opportunità nell’ opinione pubblica , di ingenerare confusione giuridica, spacciando la sua cancellazione amministrativa con una cancellazione disciplinare , perché giammai alcun organismo disciplinare ha mai pronunciato una siffatta condanna. E la pronuncia della sola cancellazione a lei inflitta, quella amministrativa, è quella riportata più sopra , nel dicembre 2022 , dove è peraltro scritto espressamente che , una volta uscito dal carcere , lei aveva – ed ha ! – il diritto a essere reiscritto.
Lei mi ha anche chiesto quale sia l’ ammontare del danno che le è
stato inflitto dal consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone. Le ho
spedito separatamente la mia relazione dettagliata sul punto e qui richiamo solo
le mie conclusioni : considerando che oramai due anni di cancellazione effettiva
( dal 21 marzo 2024 ad oggi), hanno di fatto azzerato il suo avviamento professionale,
considerato che Ella ha svolto attività di avvocato per 41 anni, la perdita totale
di avviamento di uno studio legale di 41 anni di attività, mica un giorno,
oltre ai mancati redditi di due anni considerando il suo stato di disoccupazione
che si protrae dal 21 marzo 2024, non è assolutamente esagerato calcolare un
danno complessivo orientativamente nella misura di euro
500.000 ( cinquecentomila). Ed andrà aumentando ulteriormente finchè
si protrarrà l’ attuale situazione di illegale blocco della obbligatoria
reiscrizione.
Credo di essere stato
sufficientemente chiaro ed esaustivo. A questo punto, il mio consiglio è quello
di dar corso all’ azione civile risarcitoria, trovandosi un avvocato capace e
onesto da cercare lontano dal foro boario di Pordenone . Perché le dico
questo ? Nello svolgimento dell’ incarico accertativo che lei mi ha conferito ,
ho potuto appurare che a Pordenone vige un passaparola fra i suoi
colleghi, non so da dove partito ,ma non credo ci voglia molta immaginazione
a sospettarlo – che consiste nel non prestarle alcuna forma di aiuto, neanche
relazionandole dei retroscena di questa vicenda , che in realtà non sono
neanche tanto segreti e lei facilmente potrebbe venire a conoscenza di chi è stato
a mestare nel torbido per giungere a questa allucinante
situazione di illegalità che, le ripeto, mi risulta essere unica in Italia.
Rimango a sua
disposizione e la saluto cordialmente .
Comunicazione originale sottoscritta
ROMA
mercoledì 4 febbraio 2026
COMPIUTA GIACENZA
" Compiuta giacenza ". Ecco la fine che fanno le
istanze di reiscrizione dell' avvocato Longo: non vengono neanche ritirate per
disprezzo dalla banda " ordinistica ", violando ogni regola e
omettendo cosi l’ atto dovuto di valutarle. Un disprezzo anche maggiore del respingerle.
Ma anche perchè respingerle è assai problematico poiché sono fondate e si sa che l’ avvocato
Longo “ non molla”. Meglio risputargliele in faccia ? Magari, a 67 anni e dopo tre anni di esecuzione penale, sto avanzo di galera si sente finalmente umiliato e si ritira, piegato, dal chiedere il suo diritto.
Restituita oggi una
istanza del 19 dicembre scorso per rifiuto di riceverla. Quando l’ arroganza sconfina nella illegalità.
Chi protegge questi personaggi che si sentono evidentemente impuniti? C’è un giudice a Berlino ,
oppure esiste solo il tribunale del popolo, cioè la forza dell’ opinione pubblica?
Comunque nei prossimi giorni partirà segnalazione al procuratore della repubblica e al ministro per questi atteggiamenti illegittimi e di disprezzo. Un organismo di interesse pubblico come l’ ordine degli avvocati, che pure si autocelebra fuor di misura e decenza come “ ente ordinistico”, non può buttare al macero le istanze che riceve. Non nutriamo soverchia fiducia né nella giustizia, né nella politica, ma di certo questi appelli danno un fastidio enorme a lorsignori..
Ricordate quando, un anno fa, segnalarono all’ ufficio penale che l’ avvocato Longo “ osava” ( !) segnalare il loro comportamento al Consiglio Nazionale forense, al Procuratore della repubblica e al Ministro ? Ricordate che per questa lesa maestà - sentendosi “ attinti” come botti di vin bon – chiedevano a gran voce che si prendessero provvedimenti sulla misura esecutiva cui era sottoposto all’ epoca Edoardo ? Il che – detto senza tanti giri di parole – significava chiedere di ributtarlo in galera…. Evidentemente, non avendo più un referente cui rivolgersi per minacciare un avvocato di 67 anni vittima di un abuso grande come un palazzo ( vedi : https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html ) , adesso chiedono aiuto al cestino della spazzatura.
Discariche sociali quali i carceri, per
gettarvici direttamente l’ avvocato Longo, al momento non se ne vedono più all’
orizzonte, purtroppo per loro : " compiuta giacenza " anche per l' avvocato Longo, che adesso è tornato alla libertà. E alla sua mai sopita determinazione.
Domanda finale : può una segretaria omettere di
ritirare la corrispondenza raccomandata dell' Ufficio in cui lavora? RISPOSTA: ovviamente no. Salvo che l’ ORDINE di
farlo non gli provenga dal datore di lavoro. ALTRA DOMANDA: chi è il datore di lavoro, cioè il
rappresentante legale nel caso di specie ? RISPOSTA:
il Presidente dell’ Ordine degli avvocati di Pordenone. CVD.
Ma esiste ancora una
magistratura in questa allucinata città ?
MV
martedì 3 febbraio 2026
SCANDALO AL TRIBUNALE DI PORDENONE
SCANDALOSO !
Da oltre 35 mesi
nel tribunale di Pordenone viene commessa una gravissima illegalità che
pare non destare la preoccupazione di nessuna autorità giudiziaria . Essa vede
come parte lesa l’ avvocato Edoardo Longo , 67 anni d’ età, con 41 anni di professione forense in ambito penale, da sempre difensore di imputati legati all' antagonismo politico di ogni segno e difensore storico dell' indipendentismo triestino e veneto, professionista serio,
coraggioso, rispettato, ricercatore culturale, autore di svariati libri sulla malagiustizia penale italiana, editore controcorrente, già magistrato onorario di questo tribunale.
Dopo aver patito
malagiustizia con condanna penale ingiusta ed essere stato deportato fuori da
ogni legalità in carcere per 8 mesi, dal
1 marzo 2023, data della sua scarcerazione , l’ avvocato
Edoardo Longo ha diritto a riprendere la sua professione, ma ciò gli è
negato dal consiglio dell’ ordine degli
avvocati di Pordenone che , sfidando la legge e relativi decreti, lo mantiene
illegalmente in stato di cancellazione negandogli la reiscrizione che gli
compete per legge all’ albo
professionale.
1) La legge gli dà diritto alla reiscrizione :
“
Lo stato di cancellazione ammnistrativa derivante dal misura detentiva viene
meno quando la misura detentiva è cessata e il professionista ha diritto alla
immediata reiscrizione all’ albo” ( legge 141-2012, art. 17 comma 15 ),
2) Lo stesso consiglio dell’ ordine ha disposto la reiscrizione :
Con
decreto del 29.12.2022 , il consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone,
retto da altro presidente rispettoso della legge dello Stato e dei diritti
altrui, così stabiliva : “ Lo stato di detenzione è impedimento all’ esercizio
della professione di avvocato. Con il venir meno della detenzione, a norma
dell’ art 17 , comma 15, legge 147-2012 , l’ avvocato Edoardo Longo avrà
diritto ad essere di nuovo iscritto”. Ecco qui il dispositivo passato in giudicato :
3) Lo stesso tribunale di Sorveglianza di Venezia :
Nello scarcerare il professionista scomodo con
decreto 1.3.2022 gli consentiva lo svolgimento
della professione di avvocato riconoscendo che non vi era nesso alcuno fra i titoli di condanna penale e l’
esercizio della professione forense.
Nonostante ciò, l’ ordine forense di Pordenone, mantiene l’ avvocato Edoardo Longo in stato illegittimo di “cancellazione amministrativa in attesa di uscita dal carcere ” e gli impedisce con la forza dell’ abuso di lavorare, pur avendone il professionista pieno diritto.
Questa situazione si protrae dal marzo 2023 e sono ormai ben TRENTACINQUE MESI DI ILLEGALITA’ MANIFESTA ! Con violazione intollerabile al diritto al lavoro, diritto primario e costituzionalmente garantito.
Può tollerare l’ autorità giudiziaria di questa città una violazione alla legge così grave, perpetrata proprio sotto i suoi occhi ? Chi ne risarcisce i danni ?
Possono tollerare gli avvocati qui iscritti una così sfacciata e spudorata violazione ai diritti di un proprio collega, violazione che è espressione di regimi autocratici incompatibili con un sistema di legalità democratica ?
· Si chiede l’ immediato ripristino della legalità in questo palazzo di giustizia e la reiscrizione senza indugio dell’ avvocato Edoardo Longo nel suo ordine professionale.
· Si chiede che il presidente del tribunale di Pordenone e il Procuratore della Repubblica svolgano istanza al Ministro della Giustizia per il commissariamento del consiglio dell’ ordine forense di questa città.
· Si chiedono le dimissioni del presidente dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, il portogruarese Visentin Igor, e del suo direttivo , reso illegittimo da questo comportamento.
BASTA
ILLEGALITA’
BASTA
ABUSI DI POTERE
SU CHI E’ SOCIALMENTE PIU’ FRAGILE
Comitato
Vittime di malagiustizia
4 febbraio, 2026
lunedì 2 febbraio 2026
RITORNO A ITACA
In data di ieri, 1 febbraio, nella
sala delle conferenze dell’ Hotel Tuan alle porte di Pordenone, si è tenuta la
conferenza dell’ avvocato Edoardo Longo, organizzata dalla associazione
culturale Marciana , in cui è stato anche presentato il libro “ Deportazione”, che narra alcune fasi della odissea dello scomodo avvocato negli ultimi anni,
partendo dalla sua illegale deportazione in carcere. Affollatissima la partecipazione
di pubblico, venuto anche dalla più lontane località del Veneto. Al tavolo dei
relatori, oltre all’ autore, vediamo i rappresentanti della associazione Marciana,
organizzatrice dell’ incontro e i rappresentanti delle altre organizzazioni per
l’ indipendenza del Veneto : il Comitato di Liberazione Nazionale Veneto, l’
Ufficio Dogale ( che i nostri lettori conoscono per gli arditi volantinaggi ) , il Maggior
Consiglio.
Il tema della Odissea
è stato lo spunto per la conferenza, in cui l’ autore ha rimarcato che anche
lui ha affrontato la sua moderna odissea affrontando mostri giudiziari e la
vendetta feroce degli dèi togati nemici
( “ …oggi però , parafrasando il titolo di un film famoso, il diavolo non veste Prada, ma veste la toga”).
Al rientro a casa, dopo la deportazione carceraria, ha però subito l’ attacco più vile, alle
spalle , incontrando anche lui una banda di proci , cioè la cricca “ordinistica
“ degli avvocati della sua città, che, con l’ arroganza, l’ imbroglio e la
illegalità, gli impediscono da tre anni di svolgere la sua professione.
Conclusione finale del nostro amico : “ Da
tutta questa vicenda durata oltre tre anni , si può concludere che l’ unico,
vero, autentico criminale che oggi alligna in Italia è lo stato italiano, nelle sue varie articolazioni, che non ha neanche il pudore di rispettare le
proprie leggi ,pur di imporre la sua prepotenza”. Onore ai combattenti del Veneto
Libero che hanno accompagnato il loro difensore e sostenitore fin dal primo giorno
di aggressione dei maligni dèi togati , fino ad oggi, al suo ritorno ad
una Itaca infestata dai proci. Anche le Terre Venete di San Marco, come Itaca, sono infestate da proci , dalle bande occupanti di quella Repubblica Italiana che il rappresentante dell' Ufficio Dogale ha definito quasi un errore della Storia , imposta come fu con la violenza dalle armate americane nel 1945 ad un popolo sconfitto. WSM.
MV
LINK PER L’ ACQUISTO DEL
VOLUME “ DEPORTAZIONE” :
venerdì 30 gennaio 2026
LA CRICCA FORENSE PROCESSA ANCHE I MORTI : 23 ANNI DOPO
Pordenone, 30.1.2026
AL
CONSIGLIO
NAZIONALE FORENSE
AL
PRESIDENTE DEL CNF
AL
MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
PROCEDIMENTO
DISCIPLINARE IN FASE DI APPELLO
NR.
+++++++RG –
RICORRENTE
AVVOCATO EDOARDO LONGO VS COA DI PORDENONE
UDIENZA
+++++++2026 SENZA PRESENZA DELLE PARTI
MEMORIA
DIFENSIVA
ECCEZIONE
DI IMPROCEDIBILITA’
E DI INTERVENUTA PRESCRIZIONE
1)
“ Tu uccidi un uomo
morto”. Con questa famosa frase Maramaldo venne
apostrofato da un combattente ormai ferito a morte in combattimento. Ritengo
questo il “ precedente “ più opportuno
da ricordare in questo caso , dove si vuole processare uno sfortunato avvocato
perseguitato a 23 anni di distanza dai fatti in contesto , quando ormai la prescrizione è maturata non una ma tre
volte , la condanna penale cui si riferisce annullata dalla corte di cassazione e nel frattempo il poveraccio di turno pure cancellato dall’ albo degli avvocati dal
21.3.2024, data dell’ equinozio di primavera di due anni fa.
Siamo tornati al Medioevo, quando si processavano i morti in nome di un
accanimento che sconfina abbondantemente nel delirio di onnipotenza ? Direi proprio di sì.
2)
Pertanto il sottoscritto,
che ha tutto il diritto di informarne chi lo processa da morto ed oltre ogni limite di decenza cronologica,
comunica :
I.
LA IMPROCEDIBILITA’ della
presente azione disciplinare in fase di appello perché il sottoscritto è
cancellato dall’ albo degli avvocati di Pordenone con decreto del 29.12.2022
qui allegato e passato in giudicato il 21.3.2024. Il sottoscritto si trova in
stato di “ cancellazione per il periodo di detenzione con diritto alla
immediata reiscrizione”. Benchè ritornato in libertà da tre anni , ancora
attendo che il COA di Pordenone mi reiscriva cessando una condotta illegale e scandalosa.
Riporto il dispositivo del decreto :
Ma mentre mi si blocca da tre anni il diritto di riprendere il mio lavoro, non ci si fa scrupolo di processarmi anche se non iscritto e quindi del tutto estraneo alla vostra giurisdizione disciplinare. Il vostro concetto di diritto e legalità fa acqua da tutte le parti.
Pertanto, la Vostra pretesa di esercitare la giurisdizione disciplinare su una persona che non è attualmente iscritta ai Vostri albi, deve cessare immediatamente come è cessata la mia iscrizione , pena la commissione da parete vostra di un raccapricciante abuso ed accanimento.
Con l’ occasione sottolineo anche che , essendo in stato di libertà personale dal 1.3.2023( e anche la pena finale eseguita in stato di libertà personale è finita in data 15.12.2025 ) ho diritto alla reiscrizione all' albo da quella data o quanto meno dal 21.3.2024 quando la cancellazione è passata in giudicato.
Ciò nonostante, del tutto illegalmente, il COA di Pordenone, con speciosi pretesti continua a negarmela e addirittura preme pure perché venga discusso il presente procedimento.
Tutto ciò fa schifo e grida vendetta al cospetto Dio.
II. LA PRESCRIZIONE DELLE ACCUSE DISCIPLINARI. La vicenda dedotta nel presente giudizio risale alla primavera del 2003 ed è in tutta evidenza prescritta : non una volta sola, ma prescritta tre volte. La sentenza disciplinare di primo grado [ due mesi di sospensione dalla professione – NDR] andrà dichiarata nulla per questa evidente ragione che, al pari della pregressa eccezione di improcedibilità, deve essere rilevata anche d’ ufficio dall’ organo giudicante.
3)
Debbo anche sottolineare
alcune cosette, per dimostrarvi che questo vostro accanimento sconfina in
dimensioni allucinanti, superiori anche all’ accanimento giudiziario dello
Stato.
Non solo sono passati 23
anni dai fatti oggetto dall’ esposto, ma lo stesso pubblico ministero della procura della repubblica di Pordenone ,
contestualmente all’ esposto ebbe a denunciarmi per una fantasiosa accusa
penale.
4)
Dopo due gradi di
processo in cui ha goduto di sentenze di favore che gli hanno permesso di
lucrare oltre 20.000 euro di danni inesistenti ma compiacentemente
concessigli a mie spese dai suoi colleghi magistrati, la Corte di
Cassazione mise nel 2017 la parola fine a questa mattanza indecente , annullando
finalmente tutto il procedimento in cui , per compiacere il collega, il giudice di primo grado mi aveva negato la
presenza del mio difensore fiduciario, convocando da Pordenone a Bologna in
fretta e furia e a mia insaputa il mio ex difensore che avevo revocato in
quanto in palese odore di infedele patrocinio nei miei confronti
e che compiaceva spudoratamente il mio avversario togato .
5)
Il giudice di primo grado aveva ritenuto che
il mio difensore subentrante non avesse diritto a un rinvio dell’ udienza pur essendo alle soglie del parto e avrebbe
dovuto, secondo quel novello Erode, presentarsi in udienza da Udine a Bologna,
il giorno del parto, per celebrare la gloria del pubblico ministero pordenonese in
udienza e a tal fine rischiare così la
vita della piccola che portava in grembo.
Quel difensore ovviamente non presenziò per non pregiudicare la vita sua
e della bimba, che nacque sanissima il
giorno dopo quello schifo di udienza . Quel difensore era mia moglie e la bimba che nacque era la mia prima figlia che ora ha diciannove anni.
6)
La Corte di
Cassazione non ebbe esitazioni a
dichiarare legittima l ' assenza del vero difensore e nulla la condanna a due anni che il giudice – Erode pronunciò quel
giorno, senza il mio difensore e assistito da un avvocato infedele. Lo
stesso pubblico ministero dovette prendere atto e restituirmi i 20.000 euro (
con gli interessi) che Erode, tramortendomi, mi aveva sfilato di tasca per
riempire le tasche del suo collega. Un bello schifo, vero ?
7)
Ora , dopo 23 anni
, io debbo essere processato ancora in sede disciplinare ?
8)
Mia figlia, nata il
giorno dopo quell’ orrendo processo annullato da giudici sani di mente , sta
per andare all’ università e voi ancora andate discettando di farmi pagare
una sanzione disciplinare, per un processo penale nel quale sono pure stato assolto ?
9)
Non credo ci sia persona
normale e di sentimenti civili che non possa non vedere l’ abiezione di questa
pretesa.E debbo essere condannato disciplinarmente ?Tutto questo ha solo un
nome : ACCANIMENTO INCIVILE . Neanche lo Stato è così accanito,
ma lo sono invece i miei ex colleghi.
Più orribili di Torquemada e Beria.
10)
L’ orrore che desta tutto
questo accanimento a 23 anni di distanza e nei confronti di chi
non è più neanche soggetto alla Vostra claudicante giurisdizione mi impone di
segnalare il tutto anche al Ministro della Giustizia per i provvedimenti che
riterrà di voler prendere. Credo che anche in questo schifo di Italia sia immorale e
indecente processare un cittadino dopo 23 anni dai fatti.
11)
Non solo : segnalerò
questa vergognosa vicenda anche all’ opinione pubblica che segue il mio caso, nonché lo segnalerò alle organizzazioni politiche che già manifestano a mio
favore avanti al tribunale di Pordenone per protestate perché, pur avendo io diritto
a esercitare la mia professione da
quando sono stato scarcerato TRE ANNI FA, ancora i vostri
amici e colleghi me lo negano con una arroganza e uno spregio della
legge che desta scandalo. Enorme scandalo .
12) Ciò
esposto, il sottoscritto ritiene che per uno straccio di giustizia così raro in
questa Italia, il CNF abbia il dovere
giuridico e morale di dichiarare la improcedibilità della azione disciplinare in
oggetto e dichiarare nulla la relativa sanzione disciplinare per intervenuta
prescrizione. Direi che dopo 23 anni non chiedo troppo. O no ?
13)
Mi riservo anche il successivo ricorso avanti alla Corte di
Cassazione.
Avv.
Edoardo Longo
mercoledì 28 gennaio 2026
UN BEL PAESE DI MERDA
Cari Amici del Monitore, Avvocato Longo, ho letto il post sulle “ scimmie urlatrici” e sono rimasto schifato. Quanta protervia e maleducazione. Ma non c’è da meravigliarsi se si è letto Konrad Lorenz e i suoi studi sul comportamento animale : quella gente, urlando, marca il territorio : ritengono il palazzo di giustizia (?) come fosse cosa loro e non riescono a capire che si tratta, invece, di una struttura pubblica , di cui il titolare è il popolo italiano che paga tutto questo Barnum, profumatamente, con le tasse più care al mondo. E’ già tanto, amici, che marchino il territorio con le urla e non orinando… Sono evidentemente impazziti per un semplice volantinaggio. Ho letto che in quel Palazzo non sono nuovi a questo comportamento autocratico : non la hanno fatta minacciare che, se lei non avesse fatto smettere i volantinaggi dei suoi amici, la avrebbero per ritorsione rimandata in galera ? Dovrebbe intervenire la magistratura a sedare questi esaltati, perché sono pericolosi, ma non credo ci sia speranza che lo faccia.
Caro avvocato, abbia pazienza e sopporti anche questo, il conto
verrà pagato alla fine : nulla di ciò
che è al mondo è eterno, neanche la repubblica italiana, che è opera di uomini
( anche se satana ci ha messo molto del suo..) e prima o poi cadrà nel disonore, con tutta la sua arroganza e protervia.
Luigi S.
Forlì
FRA SICOFANTI E INQUISITORI
I Sicofanti erano nell’
antica Grecia gli accusatori pubblici che muovevano le accuse, spesso a comando , nei
confronti dei cittadini che, processati, venivano poi condannati sulla base
delle sole accuse dei Sicofanti. Celebre vittima di costoro fu Socrate,
condannato a morte tramite veleno. La radice greca di sicofante è la
medesima di sicario.
Questo studio propone l’ esame della rinascita
del sicofanti nella giustizia (?) dell’ Italia moderna. Gli attuali Sicofanti
sono i cd “ pentiti”, sempre a comando,
sovente “ pentiti” dei fatti di altri e non dei propri il cui prezzo
della collaborazione a danno di altri è in genere l’ impunità per i crimini
propri. Coi Sicofanti rinasce il sistema inquisitorio penale, il pagamento per
le accuse penali richieste e svolte, un sistema inquisitorio non brutale, dove alla tortura si sostituisce un premio e
spesso la sostituzione di persona nella sanzione carceraria, dove l’ accusato
va in galera al posto del sicofante. Negli anni ‘ 70 , con l’ alibi della lotta al
terrorismo, nasce uno stato “ democratico “onnipotente che utilizza
la paura e la viltà delle persone per ottenere pentimenti e genuflessioni alla
sua potenza. Il giudice diviene inquisitore di Stato. Lo studio ci presenta l’
analisi precisa di queste perversioni giudiziarie al suo sorgere e una ampia
casistica documentata di casi recenti, tratta dalla esperienza professionale e
personale dell’ Autore, vittima anche egli di prezzolati sicofanti giudiziari e
in toga. Un volume tecnico, ma insostituibile.
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