APPELLO ALLA LEGALITA’
Ch.mo Presidente del Tribunale di Pordenone,
Ch.mo Procuratore della Repubblica di Pordenone,
Mi permetto di inviarVi questa mia riflessione personale con considerazioni pertinenti alla mia situazione. Non posso accettare che l’ ingiustizia e la illegalità che patisco possa protrarsi a tempo infinito , come pare accadere e quindi rinnovo il mio accorato appello alle Vostre autorità. La legge impone la reiscrizione del’ avvocato cancellato per difetto provvisorio dello status libertatis quando abbia recuperato la sua libertà personale e abbia gli altri requisiti : nel suo elenco non contempla requisiti diversi da quelli meticolosamente indicati : la norma questo dice e questo chiede venga rispettato. Ed ha un senso : chi non abbia subito una cancellazione disciplinare – e io non la ho subita - non deve essere sottoposto alle condizioni valutative derivanti da essa. Ma non solo la legge : conforme alla legge sono a mio favore anche il decreto del COA di Pordenone del 29.12.2022, definitivo e passato in giudicato dal 21.3.2024 che stabilisce come il sottoscritto abbia diritto alla reiscrizione dal momento della riacquistata libertà ( cioè dal 2.3.2023, giusto tre anni orsono) , lo stesso decreto 1.3.2023 della magistratura di sorveglianza di Venezia/Padova, che nel restituirmi alla libertà mi autorizza allo svolgimento del mio lavoro, le stesse condanne penali che io ho portato a termine con la massima buona condotta possibile e svolgendo attività di volontariato per attività di “ sostegno alla legalità”, non hanno mai applicato condanne accessorie di tipo interdittivo dello svolgimento della mia professione. ( NDR : qui l’ elenco delle ragioni legali dell’ avvocato Edoardo Longo : https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html )
Vorrei richiamare la
Vostra attenzione anche su un altro punto, molto serio. Io ho affrontato e subìto una condanna senza fiatare, con la massima correttezza possibile, come
ben aveva intuito lo stesso giudice di sorveglianza di Padova che nella sua
ordinanza così scriveva : . Considerate
la sua personalità e la sua lunga esperienza professionale , si ritiene
che Edoardo Longo rispetterà le prescrizioni imposte con il dovuto scrupolo “.
Così è stato. Ma se lo
Stato che condanna deve avere anche una funzione rieducativa , come può
pretendere di svolgere detta funzione se quando il condannato esce dal cercare nei suoi confronti viola spudoratamente una legge come quella
che è stata violata dal COA di Pordenone, rimangiandosi uno stesso proprio
decreto correttissimo di pochi mesi prima ?
Che insegnamento viene dato a un poveraccio che esce dal carcere
autorizzato a svolgere il suo lavoro , con stretto in mano il decreto COA del 29.12.2022 che gli
ribadisce, come impone la legge dello Stato, il suo diritto al lavoro , e pure rispetta le
leggi fino alla virgola, con ottima condotta, addirittura svolge
volontariato a “ sostegno della legalità” ( !!) , e pochi
mesi dopo il medesimo ente COA, con
disprezzo gli strappa in faccia ridendo detto decreto e butta pure sulla strada il malcapitato ? Che effetto rieducativo sarebbe
questo ? Che insegnamento ne deve trarre il poveraccio ( io) ? Che il rispetto
della legge è solo ipocrisia e che lo Stato e le sue istituzioni possono
violare impunemente le leggi perché sono più forti e di un ex detenuto , sia pure con 41 di
avvocatura alle spalle , e delle leggi
possono fregarsene bellamente ? Che
chi è più forte può fare quello che vuole, anche beffarsi della legge quando
non gli comoda ? Che la sola legge che vale in Italia – addirittura nel mondo
dei tribunali ! – è la legge del più forte ? Quale autorità morale può avere in
questo contesto uno Stato del genere ? Si può chiamare ancora Stato di legalità ? Quale
ammaestramento dovrei trarne io, da tutta questa immorale vicenda ?
Sono stato io un cretino
a fidarmi delle istituzioni dello Stato ? Comincio seriamente a chiedermelo. E
le mie due figlie in età scolare che insegnamento trarranno per la vita dalla
vicenda capitata al padre ? Lo Stato ha delle responsabilità nei confronti dei
suoi cittadini, che non sono sudditi, o, come diceva lo scrittore Drieu la
Rochelle, “ cani di paglia per sacrifici agli
dei “ cioè, nel contesto che mi riguarda , da sacrificare alle logge
massoniche o corporative o a qualche servizio deviato dello Stato.
Voi capite benissimo che
quanto sto subendo io è inaccettabile, immorale ed illegale e sancisce il
totale fallimento di ogni autorità morale e legittima delle istituzioni in
ambito giudiziario. Condannare una persona e riservarsi l’ arbitrio di violare
le leggi quando sono a suo vantaggio, con
la riserva mentale di farlo al momento opportuno, è immorale e criminale.
Chi altri ha il dovere di
tutelare la applicazione della legge , eguale per tutti e che non conosce
persone più eguali degli altri , se non Voi, Autorità
Giudiziaria del palazzo di giustizia al cui interno, da oltre 2 anni , una
struttura corporativa che si ammanta di essere “ente pubblico ordinistico”
( ? ) fa strame delle leggi dello Stato e delle sue sentenze per nuocermi pesantemente
? Faccio sommessamente notare che a uscire con le ossa rotte da questa gravissima
situazione non è solo il mio diritto al lavoro e la mia dignità umana, ma è
anche la rispettabilità e la dignità della struttura giudiziaria di cui Voi
siete i riferimenti apicali. Come è possibile a Pordenone, in questo contesto
pronunciare sentenze “ in nome della legge dello Stato”, se essa viene
scientemente violata da strutture interne a queste Istituzioni ? Molti cittadini
sono ormai a conoscenza di questa situazione, chiarissima nella sua gravità, e
non c’è persona onesta e civile che la possa approvare. Lo sconcerto è il sentimento
più diffuso oltre alla convinzione che
in Italia orami ci si possa attendere di tutto e che la legge e la giustizia
sono ormai morte da un pezzo, quando si scontrano con quale settore di potere.
Io chiedo giustizia e che
la legge sia rispettata e non violata con i latinorum o opinazioni
ridicole di manzoniana memoria , che ormai hanno perso ogni credibilità e non
abbindolano più neanche i gonzi, e chiedo di non vedere che in Italia il
rispetto rigoroso della legge viene imposto solo ai poveracci e non a chi ha nelle mani un potere di cui abusa contando
nella sua posizione sociale privilegiata . Chiedo di essere re-iscritto e riammesso
a lavorare e ciò semplicemente perché ne ho pieno, sacrosanto, diritto e sto
patendo una violazione che grida vendetta al cospetto di Dio.
O vale sempre il triste motto popolare per cui fatta la
legge, trovato l’ inganno ?
Come nel romanzo “ Il deserto
dei Tartari” di Dino Buzzati io scruto l’ orizzonte in attesa di una giustizia
che non arriva.
Rispettosamente.
Pordenone, 12.05.2026
Avv. Edoardo Longo







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