È morto Nitto Santapaola, il boss della mafia, arrestato nel 1993 ha trascorso 33 anni al 41 bis, morendo a 87 anni. Nella vita pare abbia fatto un sacco di puttanate, ma sarebbe più giusto dire nella sua precedente vita, dal momento che la sua esistenza si può tranquillamente dividere in due parti. Quella vissuta da criminale prima e quella di circa 12.000 giorni passati in isolamento poi, senza giornali, TV e con pochissime visite. Io trovo che questo trattamento inflitto ai mafiosi, ma a volte anche ai detenuti politici sia quasi un rimasuglio medievale, quando i condannati venivano appesi ai ferri nelle segrete del castello.
Com'è risaputo la condanna si compone di due parti, retributiva (o afflittiva) e rieducativa. Nessun dubbio sull'applicazione della prima parte, ma la seconda? E l'umanità dove la mettiamo? So che nella colonia penale di Porto Azzurro, dove scontravano la condanna gli ergastolani, sull'ingresso del cimitero c'era la scritta "Qui finisce la giustizia degli uomini e comincia quella di Dio". Ma la giustizia degli uomini dava la possibilità anche ai peggiori criminali di potere vivere i decenni di prigionia allevando le pecore, curando l'orto o svolgendo delle attività, magari all'aria aperta. Ma nel 2026, dove vengono riconosciuti i diritti anche agli animali, si lascia marcire in un cubicolo un uomo per ben 33 anni.
Io sospetto che questi mafiosi, gente povera e ignorante, siano i capri espiatori di delitti eccellenti compiuti da altri, come quelli di Falcone e Borsellino. Per questo motivo li fanno vivere in isolamento, perché non parlino e finché non muoiano, com'è avvenuto qualche anno fa con Totò Riina.
Luca Andrea Marinelli

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