venerdì 15 maggio 2026

QUANDO LO STATO E' CRIMINALE



“LO STATO CHE PREDICA RIEDUCAZIONE E PRATICA ACCANIMENTO....RIEDUCATO, RECUPERATO… MA DA PUNIRE PER SEMPRE....LA FUNZIONE RIEDUCATIVA? UNA MENZOGNA DI STATO.”

Accade che un uomo detenuto da oltre quarant’anni, ormai anziano, laureato, dissociato dalla violenza politica, impegnato nel sociale e giudicato idoneo alla semilibertà, venga ricacciato dentro una gabbia per una pena accessoria “dimenticata” dallo Stato per più di trent’anni : una pena di oltre tre anni di " isolamento diurno", che può essere applicata solo in carcere. e in oltre quarant' anni di carcere, nessun magistrato, nessun direttore di casa di pena si è " ricordato" di applicarla.....Per cui, adesso che le porte del carcere si stavano aprendo,  dopo una vita trascorsa fra quelle mura, nell' isolamento carcerario, queste porte dovranno chiudersi di nuovo, perchè Gilberto Cavallini , a oltre 70 anni di età ( !) deve scontare lì altri tre anni e mezzo perchè lo Stato si è dimenticato di applicargli la pena accessoria mentre era già in carcere. Possiamo dire che si tratta di una " dimenticanza a orologeria" che dimenticanza non è , ma puro sadismo punitivo degno solo di una dittatura sudamericana ? Uscirà mai vivo dal carcere chi è  vittima di cotanto sadismo punitivo ? 

E allora la domanda è semplice:

la giustizia serve a recuperare un uomo o a distruggerlo lentamente fino alla fine?

Perché il caso di Gilberto Cavallini non riguarda solo lui.

Riguarda centinaia di detenuti lasciati marcire nell’indifferenza generale, uomini che hanno già pagato oltre ogni misura, sepolti vivi da burocrazia, vendetta ideologica e ipocrisia politica.

Lo Stato pretende di insegnare legalità, ma è lo stesso Stato che si “ricorda” dopo 35 anni di una pena mai eseguita. 

E il prezzo di questo fallimento amministrativo lo deve pagare un uomo di oltre settant’anni.

Questa non è giustizia.

È accanimento.

Se davvero la pena deve avere una funzione rieducativa, allora bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un momento in cui la vendetta deve finire. La vendetta non è mai giustizia. la vendetta genera altra vendetta. 

Altrimenti l’articolo 27 della Costituzione diventa carta straccia buona solo per i convegni e i talk show.

Un Paese civile si vede da come tratta anche i suoi detenuti.

E oggi l’Italia, su questo, sta mostrando il volto peggiore di sé. E anche a questo, purtroppo siamo abituati. 

R.B.



ADERISCI AL GRUPPO WHAT'SUP DI SOSTEGNO A GILBERTO CAVALLINI, PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA : 

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