giovedì 14 maggio 2026

LA GIUSTIZIA PUO' ATTENDERE



APPELLO ALLA LEGALITA’

 lettera aperta alle autorità giudiziarie della città di Pordenone 


Ch.mo Presidente del Tribunale di Pordenone,

Ch.mo Procuratore della Repubblica di Pordenone,

Mi permetto di inviarVi questa mia riflessione personale con considerazioni pertinenti alla mia situazione. Non posso accettare che l’ ingiustizia e la illegalità che patisco possa protrarsi a tempo infinito , come pare accadere e quindi rinnovo il mio accorato appello alle Vostre autorità. La legge impone la reiscrizione del’ avvocato cancellato per difetto provvisorio dello status libertatis quando abbia recuperato la sua libertà personale e abbia gli altri requisiti : nel suo elenco non contempla requisiti diversi da quelli meticolosamente indicati : la norma questo dice e questo chiede venga rispettato. Ed ha un senso : chi non abbia subito una cancellazione disciplinare – e io non la ho subita -  non deve essere sottoposto alle condizioni valutative derivanti da essa. Ma non solo la legge : conforme alla legge sono a mio favore anche il decreto del COA di Pordenone del 29.12.2022, definitivo e passato in giudicato  dal 21.3.2024 che stabilisce come il sottoscritto abbia diritto alla reiscrizione dal momento della riacquistata libertà ( cioè dal 2.3.2023, giusto tre anni orsono) , lo stesso decreto 1.3.2023 della magistratura di sorveglianza di Venezia/Padova, che nel restituirmi alla libertà  mi autorizza allo svolgimento del mio lavoro, le stesse condanne penali che io ho portato a termine  con la massima buona condotta possibile e svolgendo attività di volontariato per attività di “ sostegno alla legalità”, non hanno mai applicato condanne accessorie di tipo interdittivo dello svolgimento della mia professione. ( NDR : qui l’ elenco delle ragioni legali dell’ avvocato Edoardo Longo :  https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html  )

Vorrei richiamare la Vostra attenzione anche su un altro punto, molto serio. Io ho affrontato e  subìto una condanna senza fiatare, con la massima correttezza possibile, come ben aveva intuito lo stesso giudice di sorveglianza di Padova che nella sua ordinanza così scriveva : . Considerate  la sua personalità e la sua lunga esperienza professionale , si ritiene che Edoardo Longo rispetterà le prescrizioni imposte con il dovuto scrupolo “.

Così è stato. Ma se lo Stato che condanna deve avere anche una funzione rieducativa , come può pretendere di svolgere detta funzione se quando il condannato esce dal cercare  nei suoi confronti viola spudoratamente una legge come quella che è stata violata dal COA di Pordenone, rimangiandosi uno stesso proprio decreto correttissimo di pochi mesi prima ?  Che insegnamento viene dato a un poveraccio che esce dal carcere autorizzato a svolgere il suo lavoro , con stretto in mano  il decreto COA del 29.12.2022 che gli ribadisce, come impone la legge dello Stato,  il suo diritto al lavoro , e pure rispetta le leggi fino alla virgola, con ottima condotta, addirittura svolge volontariato a “ sostegno della legalità” ( !!) , e pochi mesi dopo il medesimo  ente COA, con disprezzo gli strappa in faccia ridendo detto decreto e  butta pure sulla strada il malcapitato ?  Che effetto rieducativo sarebbe questo ? Che insegnamento ne deve trarre il poveraccio ( io) ? Che il rispetto della legge è solo ipocrisia e che lo Stato e le sue istituzioni possono violare impunemente le leggi perché sono più forti e  di un ex detenuto , sia pure con 41 di avvocatura alle spalle , e delle leggi  possono fregarsene  bellamente ? Che chi è più forte può fare quello che vuole, anche beffarsi della legge quando non gli comoda ? Che la sola legge che vale in Italia – addirittura nel mondo dei tribunali ! – è la legge del più forte ? Quale autorità morale può avere in questo contesto uno Stato del genere ? Si può chiamare ancora  Stato di legalità ? Quale ammaestramento dovrei trarne io, da tutta questa immorale vicenda ?




Sono stato io un cretino a fidarmi delle istituzioni dello Stato ? Comincio seriamente a chiedermelo. Lo Stato ha delle responsabilità nei confronti dei suoi cittadini, che non sono sudditi, o, come diceva lo scrittore Drieu la Rochelle, “ cani di paglia per sacrifici agli dei “ cioè, nel contesto che mi riguarda , da sacrificare alle logge massoniche o corporative o a qualche servizio deviato dello Stato.

Voi capite benissimo che quanto sto subendo io è inaccettabile, immorale ed illegale e sancisce il totale fallimento di ogni autorità morale e legittima delle istituzioni in ambito giudiziario. Condannare una persona e riservarsi l’ arbitrio di violare le leggi quando sono  a suo vantaggio, con la riserva mentale di farlo al momento opportuno, è immorale  e criminale.

Chi altri ha il dovere di tutelare la applicazione della legge , eguale per tutti e che non conosce persone più eguali degli altri , se non Voi, Autorità Giudiziaria del palazzo di giustizia al cui interno, da oltre 2 anni , una struttura corporativa che si ammanta di essere “ente pubblico ordinistico” ( ? ) fa strame delle leggi dello Stato e delle sue sentenze per nuocermi pesantemente ? Faccio sommessamente notare che a uscire con le ossa rotte da questa gravissima situazione non è solo il mio diritto al lavoro e la mia dignità umana, ma è anche la rispettabilità e la dignità della struttura giudiziaria di cui Voi siete i riferimenti apicali. Come è possibile a Pordenone, in questo contesto pronunciare sentenze “ in nome della legge dello Stato”, se essa viene scientemente violata da strutture interne a queste Istituzioni ? Molti cittadini sono ormai a conoscenza di questa situazione, chiarissima nella sua gravità, e non c’è persona onesta e civile che la possa approvare. Lo sconcerto è il sentimento  più diffuso oltre alla convinzione che in Italia orami ci si possa attendere di tutto e che la legge e la giustizia sono ormai morte da un pezzo, quando si scontrano con quale settore  di potere.

Io chiedo giustizia e che la legge sia rispettata e non violata con i latinorum o opinazioni ridicole di manzoniana memoria , che ormai hanno perso ogni credibilità e   non abbindolano  più neanche i gonzi,  e chiedo di non vedere che in Italia il rispetto rigoroso della legge viene imposto solo ai poveracci e non a chi  ha nelle mani un potere di cui abusa contando nella sua posizione sociale privilegiata . Chiedo di essere re-iscritto e riammesso a lavorare e ciò semplicemente perché ne ho pieno, sacrosanto, diritto e sto patendo una violazione che grida vendetta al cospetto di Dio.

 O vale sempre  il triste motto popolare per cui fatta la legge, trovato l’ inganno ?

Come nel romanzo “ Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati io scruto l’ orizzonte in attesa di una giustizia che non arriva.

Rispettosamente.

Pordenone, 12.05.2026

Avv. Edoardo Longo

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