mercoledì 1 luglio 2026

PETIZIONE QUOTA 144

 


Petizione quota 144

 

Continua l’ onda, lunga , rossa , nera e "Veneta" , dei Reclami di protesta trasmessi per la nostra petizione ! Ringraziamo tutti qui, non avendo la possibilità di farlo personalmente . se non con quelli che vengono a portare a Edoardo la loro adesione personalmente,  per sottolineare la propria vicinanza. Grazie a tutti, amici, continuate !  Ringraziamo anche il Comitato di Liberazione Nazionale Veneto che ha invitato i propri iscritti e simpatizzanti a sottoscrivere la petizione. A breve anche altri movimenti segneranno la loro presenza in questa iniziativa, ne siamo certi e fiduciosi. Edoardo ha sempre difeso tutti i perseguitati politici  e siamo convinti che in questo frangente la solidarietà dei ribelli non mancherà . 


L’ iniziativa però avrà molte ricadute positive ulteriori : come dice il proverbio “ Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto “ , se non si possono mobilitare ogni giorno 500 persone sotto il Palazzo dell’ Indecenza o sotto altri luoghi di potere togato, ma spedire 500 reclami di Popolo, ben sì che si può fare. E si farà. In primis agli enti politici da cui dipendono molti della banda ordinistica , bramosi e arrembanti politicanti . Il voto è un argomento più forte del diritto, purtroppo e, va quindi portata anche in quel settore questa battaglia per il diritto, il lavoro, e  la legalità nei vergognosi processi penali italic-style.

E poi, a settembre, se Edoardo non sarà reiscritto e continuerà invece  questa situazione allucinante ( 40 mesi di illecita cancellazione, 170 giorni senza evadere istanza di reiscrizione ) l’ avvocato Edoardo Longo farà richiesta formale al Ministro della Giustizia di COMMISSARIAMENTO del Consiglio dell’ Ordine degli avvocati di Pordenone, più o meno la stessa procedura che porta al commissariamento dei Comuni infiltrati dalla mafia. Non ci credete ? Edoardo è già ricorso a questa procedura negli anni 90, quella volta appoggiato dal Senatore Antonio Serena di Treviso, questa volta appoggiato dal Popolo, stufo di decenni di abusi togati. Trovate a sinistra un articolo de Il Messaggero Veneto ( estate dell' anno  2000) dedicato a questa clamorosa iniziativa, che sta per ripetersi, questa volta anche in modo più imponente e più pubblico, dato che ora esistono i social forum , in grado di bucare la cortina del silenzio dei giornalai territoriali, che vivono del becchime lanciato loro dai tribunali e ottundono in genere queste notizie.  Leggendo l' articolo vedrete che, ieri come oggi,  il problema dell' agire illegale delle bande ordinistiche è sempre lo stesso. Se nei tribunali nessuno lo contiene, vuol dire semplicemente che i tribunali ne sono collusi. 

Certi Signori farebbero meglio a prendere sul serio l' indignazione della gente normale, ma l' arroganza del potere rende ciechi e non imparano dal passato : Nihil novi sub solem.

Continuate a firmare Amici ! Grazie ! Grazie alla vostre firme  ,ne vedrete delle belle. Per scaricare e stampare il Reclamo, seguite questo link :

https://monitore1980.blogspot.com/2026/06/ora-basta-la-parola-al-popolo.html

Monitore Veneto

VENDETTA DI STATO

 


 Mario Tuti ha già trascorso quarantasei anni in carcere (ha ottenuto la semilibertà nel 2004, dopo trent'anni). Impegnato nel sociale, sempre a fianco degli ultimi, é stato a lungo volontario in una comunità per persone tossicodipendenti.

Dopo quarantasei anni di carcere, a Mario Tuti é stata revocata la licenza e rischia di perdere anche la semilibertà per aver assistito a un incontro di giovani studenti di un'organizzazione collegata a CasaPound. Non ha commesso nessun reato, l'associazione é legale e l'incontro si é svolto nel luogo in cui Tuti ha il permesso di lavorare in semilibertà.

Perché dunque questa punizione?

Semplicemente, perché Mario Tuti non ha mai rinnegato le sue convinzioni politiche.

In uno Stato laico, democratico, garantista e liberale il condannato si considera recuperato se rispetta le leggi e smette di commettere reati. In uno Stato laico, democratico, garantista e liberale non sono previsti il lavaggio del cervello e l'abiura, non si pretende che il condannato rinneghi le sue opinioni e i suoi sentimenti.

Io credo che dovremmo riflettere seriamente se vogliamo vivere in uno Stato laico, democratico, garantista e liberale. Credo che questa battaglia per la laicità dello Stato ci riguardi tutti.

Delfina Unno Pastalunghi

https://www.facebook.com/delfina.unnopastalunghi.5?locale=it_IT

CONDANNATO A MORTE DALLO STATO ITALIANO

 


 Dallo scorso 19 giugno, a Gilberto Cavallini - detenuto a Rebibbia in regime di isolamento - è stata inflitta a sorpresa una sorveglianza ancora più stringente. La misura sembra motivata da ragioni di tutela dell’incolumità del detenuto. Ragioni ancora ignote agli avvocati. Cavallini, 73 anni, è in isolamento dallo scorso novembre, in virtù di una sanzione penale accessoria inflittagli nel 2025, insieme all’ergastolo, con la condanna definitiva per la strage di Bologna. Un inedito assoluto per una persona già considerata rieducata e dunque non più punibile secondo Costituzione per un fatto criminoso di 45 anni prima.

Con l’ultimo provvedimento che ne inasprisce la già soffocante restrizione, Cavallini non può più partecipare alla Messa né andare in chiesa a pregare o seguire corsi di formazione. Non può più fare l’ora d’aria nel passeggio grande ma è costretto al chiuso in un cubicolo lungo pochi metri dove fa un caldo insopportabile. Riceve il vitto non dal carrello ma direttamente dall'assistente penitenziario che glielo porta insieme alle medicine. Manco fosse un lebbroso. Cavallini, che finirà di espiare l’isolamento nel 2028, è sorvegliato con telecamere H24 anche al cesso, può parlare di persona solo con i difensori e al telefono con i familiari. Questa ulteriore deprivazione delle già menomate libertà fondamentali origina da una nota riservata del DAP alla Direzione di Rebibbia, con uno specifico ordine di servizio che impone stringenti misure “a tutela” del detenuto. La nota del DAP non è ostensibile all'interessato e, allo stato, neanche ai difensori, salvo autorizzazioni non ancora pervenute.

Cavallini è detenuto ininterrottamente da oltre 40 anni e non ha mai avuto alcun problema con nessuno all'interno del circuito carcerario, né ha mai avuto, in quest’ultimo girone di inferno penitenziario, avvisaglie di minacce alla propria incolumità. Questo improvviso pericolo paventato dal DAP non si spiega con gli elementi al momento in nostro possesso.

Intanto si attende risposta all’interrogazione presentata lo scorso 3 giugno dall’onorevole Giachetti di Italia Viva, proprio sulla base di quanto denunciato al Riformista dall’avvocato Gabriele Bordoni in merito alle tante stranezze di questo isolamento inflitto a un detenuto già rieducato e semilibero dal 2017. Gli interrogativi posti al ministro Nordio interpellano direttamente l’Amministrazione Penitenziaria, dal momento che proprio il DAP avrebbe dovuto registrare i periodi di isolamento già espiati dal pluri-ergastolano e riconosciuti dai magistrati sin dal 1995, con la concessione del primo permesso premio. Ma il DAP non ha fornito riscontro e così Cavallini è condannato a scontare per intero questi ulteriori tre anni nel regime di massima afflizione, adesso ulteriormente inasprito.

Da semilibero Cavallini non era minacciato da nessuno. Se lo è ora in galera, andrebbe liberato subito, non murato vivo “a sua tutela” in attesa che si spenga di morte naturale, magari in un carcere di massima sicurezza, in condizioni inumane, deprivato di tutto e totalmente solo.

Simona Bonfanti

( da “ Il Riformista”)