Io sono convinta che la
natura originaria di Gilberto Cavallini e di tutti coloro che negli anni di
piombo abbracciarono la lotta armata, fosse proprio la rivendicazione dello
stato sociale, dell' ostracismo all' abuso che all' epoca i cosiddetti potenti
esercitavano sulla società. Quindi il servizio prestato in carcere e fuori in
favore dei deboli, non è altro che la corrispondenza alla loro natura. Sono
persone che hanno dato sfogo alla loro rabbia nei confronti dell' ingiustizia
sociale politica e quotidiana. Non sono criminali. Hanno sbagliato nel metodo
non nello spirito. Ed hanno offerto la loro vita anche se ne hanno brutalmente
carpita un' altra, con la speranza che dai loro gesti potesse derivare una
resipiscenza popolare. Ma, purtroppo, il popolo non è maturo per ragionare, per
pensare e raccogliere il senso dei diritti umani, riconosciuti e traditi, da
tutti. Perché per consentirne l'esercizio, il primo passo è l' esercizio dell'
abnegazione. E nessuno vuole rinunciare ai falsi idoli del benessere a cui la
gran parte si è abituata.
Elisabetta Rampelli
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