Una nuova fase si apre
ora nella battaglia di cui questo blog è testimone . Sono passati ormai due anni da
quando è stato bloccato illegalmente all’
avvocato Edoardo Longo l’ accesso alla sua professione ( cfr https://monitore1980.blogspot.com/2025/12/scandalo-al-tribunale-di-pordenone.html
). Fino adesso la battaglia è stata
portata avanti attraverso la proposizione di istanze di reiscrizione ( ben quattro : una
langue ferma avanti alla corte di Cassazione – cfr - , altre tre sono state risucchiate dal triangolo
delle Bermude sulle rive del fiume Noncello : cfr https://monitore1980.blogspot.com/2026/06/il-fiume-noncello-e-il-triangolo-delle.html
) , supportate dal sostegno politico di
diversi gruppi dell’ area indipendentista e dalla diuturna contro-informazione
di questo blog ( oltre 155.000 visite,
senza pubblicità o casse di risonanza) che ha cercato – francamente con successo
– di controbilanciare la azione diffamatoria portata avanti dalla banda ordinistica
di Pordenone con i suoi spudorati ed illegali dinieghi di reiscrizione.
La situazione è
attualmente questa : delle tre istanze non si sa più niente : una è letteralmente
sparita nell’ ottobre scorso, un’ altra, di gennaio 2026 , dopo il confronto avvocato
Longo Vs ordinistici dell’ aprile scorso, anziché essere
decisa in un pugno di giorni come previsto dalla legge ( trenta giorni) è
sempre ferma, imboscata in qualche cassetto. Una terza, del giugno scorso, è
del pari sparita nel nulla : né respinta, né accolta, né fissato alcun doveroso
colloquio. Il silenzio più totale, benchè la legge imponga tempi rigorosi per ogni
decisione di questo tipo ( i ben noti 30 giorni) . Una situazione di assoluta
illegalità che peraltro sconcerta, perché
nessun ente di interesse pubblico ( come si autocelebrano, peraltro, con grande
pompa, gli ordinistici che ci tengono a
far sapere del loro legame strutturale con le “ istituzioni” ) si
azzarderebbe a infilarsi in un cul-de-sac di una così sistematica,
sfacciata, arrogante omissione di atti dovuti d’ ufficio. Come interpretarla ?
Innanzi tutto è evidente che non se la sentono più di sostenere con decisioni
folli una posizione, la loro, di assoluta illegalità, come le pagine di questo
blog hanno reso ben noto. Al loro interno c’è evidentemente una frattura, che
però non giunge al punto di riconoscere il pacifico diritto dell’ avvocato
Longo, ma si avvita in una situazione di boicottaggio illegale alla
reiscrizione mediante omissione totale e studiata di ogni decisione sul punto. Evidentemente
volantinaggi e presìdi avanti al tribunale hanno colpito nel segno e questa gente ansima, è alle corde. Probabilmente
sperano anche in un soccorso da parte della Corte di Cassazione con una
decisione che compiaccia le loro illegalità.
Nel frattempo è evidente,
in modo macroscopico, che la loro condotta presta il fianco a numerose censure anche
di ordine clamorosamente penale. Non puoi, se sei un ente di interesse pubblico,
omettere sistematicamente per due anni ogni decisione su istanze che ti
vengano inoltrate e che la legge stessa ti dice che devi decidere entro 30
giorni. Di fronte a una condotta del genere si resta a bocca aperta. Vabbè, se
non sono 30 giorni, possiamo anche allungare un pochino, siamo in Italia, si sa
che l’ amministrazione è sempre un po’ lentina, puoi arrivare a un termine di
un paio di mesi, forse anche tre facendo finta di non vedere, ma un anno o due è francamente inaccettabile. Non
credo che nessuna procura della repubblica, neanche a Pordenone, possa
avvallare una simile condotta. Decidere sulle istanze, che riguardano poi l’ esercizio
di un lavoro o professione , valore
tutelato a livello costituzionale , essendo la repubblica italiana fondata sul
lavoro, è assolutamente un atto dovuto. Non te la senti più di respingere, perché
la illegalità dei tuoi dinieghi è stata
sgamata, anche pubblicamente ? E magari neanche tutti nel “ tuo”
tribunale la condividono ? E allora
rassegnati ad accogliere le istanze, ci fai anche bella figura ! Il rispetto
della legge, anche quando non ti comoda per losche ragioni, è sempre un valore
condiviso fra le persone oneste, anche in un tribunale. Accontentati dei danni
che hai già prodotto in questi due anni di illeciti divieti, che sono già
abbastanza grandini e misurabili in circa 500mila euro di danni vari. In fondo Edoardo è generoso :
se lo reiscrivi una buona volta come ha diritto , si dimentica di farti causa per danni. Si
accontenta così , di tirarsi su le maniche e riprendere a lavorare : non ha
fatto altro in vita sua.
Eppure non è così. Ed è
quindi necessario passare ad una fase ulteriore, quella delle denunce penali, Ormai
il tempo decorso è così abnorme che nessuna procura della repubblica può più
giustificarlo. Passi un mese, due, o tre, ma qua si ragiona ormai in termini di
anni. Solleciti e diffide ne sono
state inviate parecchie e quindi le messe in mora previste dal codice penale
sono state tutte abbondantemente esaurite. Anche la pazienza è ormai finita da tempo.
Ci sono persone che scambiano la pazienza per debolezza e forse siamo di fronte
ad un caso del genere. Probabilmente qualcuno pensa che una persona che è stata
in carcere non abbia più “diritto ad avere diritti” e che gli si possa sputare
in faccia impunemente. E’ una tesi molto in voga nel mondo degli avvocati, ancor
più che nel mondo dei magistrati o delle procure. Incredibile, ma è così. E non
importa se in galera ci sei finito perchè sei un avvocato “ dei ribelli”
cioè che tutela senza sconti per le toghe gli imputati nei processi
politici, se “ rompi i coglioni” , insomma. In un mondo
romantico che non esiste, l’ avvocato coraggioso dei deboli non viene schiacciato
e irriso dai suoi colleghi, ma sostenuto ed indicato come esempio. Ma nell’
italico mondo alla rovescia , vediamo benissimo come vanno
le cose, invece.
Ed è per questa ragione
che ora si passerà alle denunce penali : l’ art 328 del codice penale non
è stato abrogato. Edoardo ha atteso tanto tempo proprio perché non vi fossero
scappatoie per chi aveva scelto la via della illegalità e dell’ abuso
corportativo come bussola del proprio agire. Non ci sono più giustificazioni
accampabili .
Se è ritenuto normale condannare un innocente
come è capitato all’ avvocato Longo , perché non dovrebbe essere possibile
incriminare dei responsabili ? O forse in Italia la legge non è uguale per
tutti e, come nella Fattoria degli Animali, c’è sempre chi è più uguale degli altri ?
Il Monitore


