Molti ci scrivono e ci
chiedono : “ Ma che fine ha fatto la istanza di reiscrizione dell’ avvocato Longo
inoltrate alla cricca “ordinistica” di Pordenone ?” Domanda giusta e legittima,
considerando anche che questo blog ha proprio il fine di seguire questa battaglia
al diritto al lavoro dell’ amico Edoardo.
Cominciamo col dire che si
parla di tre domande, non una ! La prima risale all’ ottobre 2025, la seconda è
del 14 gennaio scorso, la terza è stata inoltrata da pochi giorni. Non se ne sa
assolutamente niente. Scomparse. Scomparse, sparite , come in una sorta di
triangolo delle Bermude con il suo epicentro nel tribunale di Pordenone
assiepato sulle rive del ridente fiume Noncello.
Quella dell’ ottobre è
stata inglobata senza neanche un ruttino e non se ne sa nulla. Inutili
vari solleciti. Quella di gennaio, dopo il confronto avv. Longo vs
ordinistici del 21 aprile, è scomparsa
totalmente. Dopo 160 giorni di attesa, se ne sono perse le tracce. La legge ne impone la decisione entro trenta giorni. La terza , è stata appena depositata ( e ci torneremo su) ed è
presto dire, ma si accettano scommesse che verrà anch’ essa ingoiata senza
lasciare traccia.
Per quanto riguarda la
istanza dove c’è stato in confronto e il cui prerigetto era talmente
illegale da apparire stralunato e surreale ( cfr. https://monitore1980.blogspot.com/2026/03/il-fiume-noncello-e-il-gioco-delle-tre.html ) , avrebbe dovuto essere decisa da un
pezzo, ma niente. Sparita. La sensazione è che, non avendo più argomenti,
neanche speciosi, per respingere, e non avendo alcuna volontà di rispettare la
legge – come doveroso – e accogliere, abbiano ripreso una tattica a loro congeniale
fin dall’ inizio : quella di imboscare
le domande sgradite e far finta di niente. Contano evidentemente su coperture giudiziarie, perché nessuno si azzarderebbe a
fare una cosa del genere : omettere una decisione che è comunque un atto dovuto
a prescindere dal contenuto , perché si tratta di una condotta illecita,
gravemente illecita, come capirebbe anche un bambino, pur non avendo la toga,
ma basterebbe la normale percezione di ciò che è lecito e ciò che non lo è,
per capirlo. Ma gli ordinistici se ne fregano . Se ne possono fregare,
finchè chi è incaricato dallo Stato di far rispettare le leggi non riterrà di
intervenire. E pensare che tutto ciò non avviene all’ insaputa dell’ autorità
giudiziaria, ma proprio all’ interno di un tribunale : un ufficio, quello degli
ordinistici, che è nello stesso corridoio in cui c’è la Procura della repubblica.
Edoardo non cade nel
tranello di gesti inconsulti, ma non accetta comunque di essere preso in giro
da chi lo considera un avanzo di galera, un rompiscatole
( giudiziarie), uno schifoso intellettuale antisemita e ha ritenuto di
inviare una diffida all’ adempimento nei giorni scorsi, indirizzata per
conoscenza : Al Procuratore della Repubblica, al Presidente del Tribunale di
Pordenone, al Presidente della Corte di Appello di Trieste, Al Consiglio Distrettuale di disciplina degli avvocati in
Trieste, al Ministro della Giustizia, al capo del governo italiano, Al
Consiglio Superiore della Magistratura, alla Corte di Giustizia Europea e alla
Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, nonché ad Amnesty International, che in
anni recenti si è spesa per la tutela degli avvocati turchi, repressi e gettati in galera dal governo di Erdogan perché tutelavano nei
tribunali i suoi oppositori. Se hanno difeso gli avvocati turchi, non si vede perché
non debbano sostenere anche un avvocato italiano, per le medesime nobilissime
ragioni. O Edoardo, difensore storico dei movimenti indipendentisti del Nord-Est, vale meno di un turco ?
Interessanti le conclusioni
di questo sollecito che qui riportiamo, in cui il nostro amico auspicava : “Che
le Autorità giudiziarie, regionali, nazionali ed europee, destinatarie della
presente comunicazione , intervengano rapidamente a por fine a questo stato di reiterata ed
ostentata condotta illegittima, perché non è
assolutamente neanche concepibile che esse possano tollerare e
permettere , all’ interno della stessa struttura di un palazzo di giustizia, di
una condotta come questa che si protrae da oltre 39 mesi (!) data dalla quale è
maturato il mio diritto alla reiscrizione ut supra all’ albo professionale. Si
consideri il danno che sto patendo ingiustamente. Si consideri che il
sottoscritto ha ben 41 anni di esercizio della professione forense alle spalle
. Si consideri anche l’ altrettanto grave danno che la condotta qui segnalata
produce anche alla attendibilità e credibilità della stessa giustizia italiana
, poiché l’ ente responsabile di un tanto, il consiglio dell’ ordine degli
avvocati di Pordenone, è ente di rilievo pubblico e non mero organismo
autocratico corporativo privato. In particolare auspico che la Procura della
repubblica di Pordenone prenda in considerazione i profili oggettivamente e
soggettivamente illegittimi della segnalata condotta di omissione di atti
dovuti d’ ufficio ( decisione su domanda inoltrata oltre 150 giorni fa ) ai
fini della propria competenza penale. La comunicazione è inviata anche al
Consiglio distrettuale di Disciplina degli avvocati in Trieste perché prenda in
seria considerazione l’ apertura di procedimenti disciplinari a carico sia del
Presidente del COA di Pordenone Visentin Igor che degli altri consiglieri dal
momento che i fatti qui segnalati sono indice e prova evidente di gravi
responsabilità, anche deontologiche, di chi scientemente omette per 150 giorni
l’ emissione di un atto dovuto come la decisione ( che dovrebbe per legge e
diritto essere pure di accoglimento) su una istanza di re-iscrizione all’ albo.
Auspico che le autorità politiche apicali dello Stato Italiano prendano in seria considerazione il mio
appello a procedere al commissariamento del Consiglio dell’ Ordine degli
avvocati di Pordenone per la gravissima
condotta qui succintamente descritta e prendano provvedimenti coercitivi
volti a dare realizzazione al mio
diritto ad essere reiscritto fin dal 1.3.2023, quasi quattro anni fa. “
Concludeva Edoardo con un appello e un accorato
ringraziamento : “Trasmetto questa
comunicazione anche ad organismi politici a sostegno dei diritti civili in
quanto l’ accanimento nei miei confronti è motivato sotterraneamente per il mio
impegno professionale per ben 40 anni a tutela degli imputati di processi politici,
processi indegni di una democrazia e di uno stato civile e nei quali io ho
profuso impegno difensivo senza ambiguità e con profonda dedizione , chiedendo
pertanto a questi organismi sostegno ed aiuto in questa mia gravosa situazione.
Fra questi, ringrazio i destinatari “Comitato di Liberazione Nazionale Veneto”
ed “Ufficio Dogale” che mi hanno sempre sostenuto in questa battaglia per il
mio diritto al lavoro e per il diritto ad una giusta tutela nei processi
politici , scandalo della repubblica italiana. Ringrazio quella parte non
irrilevante di popolo veneto che, stretto sotto le insegne delle sue
organizzazioni rappresentative e
politiche, non ha mai cessato di manifestarmi la propria vicinanza in
quanto da anni e in particolare dalla
data del 16.7.2022 , quando venni illegalmente deportato in carcere, dopo una
vita dedicata solo al lavoro, alla famiglia e alla cultura, vittima sacrificale
della protervia di settori fuori controllo
della amministrazione italiana”.
Intanto, sulle rive del
fiume Noncello, gli ordinistici continuano ad ingoiare istanze e a farle
sparire… Questa è l’ Italia, ragazzi ! Se fa vomitare non è colpa del vostro Monitore Veneto.


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