martedì 16 giugno 2026

IL FIUME NONCELLO E IL TRIANGOLO DELLE BERMUDE

 


( Il gorgo maledetto. Ce n'è uno anche
 sulle rive del fiume Noncello, in quel di Pordenone )

Molti ci scrivono e ci chiedono : “ Ma che fine ha fatto la istanza di reiscrizione dell’ avvocato Longo inoltrate alla cricca “ordinistica” di Pordenone ?” Domanda giusta e legittima, considerando anche che questo blog ha proprio il fine di seguire questa battaglia al diritto al lavoro dell’ amico Edoardo.

Cominciamo col dire che si parla di tre domande, non una ! La prima risale all’ ottobre 2025, la seconda è del 14 gennaio scorso, la terza è stata inoltrata da pochi giorni. Non se ne sa assolutamente niente. Scomparse. Scomparse, sparite , come in una sorta di triangolo delle Bermude con il suo epicentro  nel  tribunale di Pordenone assiepato sulle rive del ridente fiume Noncello.

Quella dell’ ottobre è stata inglobata senza neanche un ruttino e non se ne sa nulla. Inutili vari solleciti. Quella di gennaio, dopo il confronto avv. Longo vs ordinistici del 21  aprile, è scomparsa totalmente. Dopo 160 giorni di attesa,  se ne sono perse le tracce. La legge ne impone la decisione entro trenta giorni. La terza , è stata appena depositata ( e ci torneremo su) ed è presto dire, ma si accettano scommesse che verrà anch’ essa ingoiata senza lasciare traccia.

Per quanto riguarda la istanza dove c’è stato in confronto e il cui prerigetto era talmente illegale da apparire stralunato e surreale ( cfr. https://monitore1980.blogspot.com/2026/03/il-fiume-noncello-e-il-gioco-delle-tre.html  ) , avrebbe dovuto essere decisa da un pezzo, ma niente. Sparita. La sensazione è che, non avendo più argomenti, neanche speciosi, per respingere, e non avendo alcuna volontà di rispettare la legge – come doveroso – e accogliere, abbiano ripreso una tattica a loro congeniale fin dall’  inizio : quella di imboscare le domande sgradite e far finta di niente. Contano evidentemente  su coperture  giudiziarie, perché nessuno si azzarderebbe a fare una cosa del genere : omettere una decisione che è comunque un atto dovuto a prescindere dal contenuto , perché si tratta di una condotta illecita, gravemente illecita, come capirebbe anche un bambino, pur non avendo la toga, ma basterebbe la normale percezione di ciò che è lecito e ciò che non lo è, per capirlo. Ma gli ordinistici se ne fregano . Se ne possono fregare, finchè chi è incaricato dallo Stato di far rispettare le leggi non riterrà di intervenire. E pensare che tutto ciò non avviene all’ insaputa dell’ autorità giudiziaria, ma proprio all’ interno di un tribunale : un ufficio, quello degli ordinistici, che è nello stesso corridoio in cui c’è la Procura della repubblica.  

Edoardo non cade nel tranello di gesti inconsulti, ma non accetta comunque di essere preso in giro da chi lo considera un avanzo di galera, un rompiscatole ( giudiziarie), uno schifoso intellettuale antisemita e ha ritenuto di inviare una diffida all’ adempimento nei giorni scorsi, indirizzata per conoscenza : Al Procuratore della Repubblica, al Presidente del Tribunale di Pordenone, al Presidente della Corte di Appello di Trieste, Al Consiglio  Distrettuale di disciplina degli avvocati in Trieste, al Ministro della Giustizia, al capo del governo italiano, Al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Corte di Giustizia Europea e alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, nonché ad Amnesty International, che in anni recenti si è spesa per la tutela degli avvocati turchi, repressi  e gettati in galera  dal governo di Erdogan perché tutelavano nei tribunali i suoi oppositori. Se hanno difeso gli avvocati turchi, non si vede perché non debbano sostenere anche un avvocato italiano, per le medesime nobilissime ragioni. O Edoardo, difensore storico dei movimenti indipendentisti del Nord-Est, vale  meno di un turco ?


( " ordinistico " che ingoia istanze sgradite per farle sparire ) 

Interessanti le conclusioni di questo sollecito che qui riportiamo, in cui il nostro amico auspicava : “Che le Autorità giudiziarie, regionali, nazionali ed europee, destinatarie della presente comunicazione , intervengano rapidamente  a por fine a questo stato di reiterata ed ostentata condotta illegittima, perché non è  assolutamente neanche concepibile che esse possano tollerare e permettere , all’ interno della stessa struttura di un palazzo di giustizia, di una condotta come questa che si protrae da oltre 39 mesi (!) data dalla quale è maturato il mio diritto alla reiscrizione ut supra all’ albo professionale. Si consideri il danno che sto patendo ingiustamente. Si consideri che il sottoscritto ha ben 41 anni di esercizio della professione forense alle spalle . Si consideri anche l’ altrettanto grave danno che la condotta qui segnalata produce anche alla attendibilità e credibilità della stessa giustizia italiana , poiché l’ ente responsabile di un tanto, il consiglio dell’ ordine degli avvocati di Pordenone, è ente di rilievo pubblico e non mero organismo autocratico corporativo privato. In particolare auspico che la Procura della repubblica di Pordenone prenda in considerazione i profili oggettivamente e soggettivamente illegittimi della segnalata condotta di omissione di atti dovuti d’ ufficio ( decisione su domanda inoltrata oltre 150 giorni fa ) ai fini della propria competenza penale. La comunicazione è inviata anche al Consiglio distrettuale di Disciplina degli avvocati in Trieste perché prenda in seria considerazione l’ apertura di procedimenti disciplinari a carico sia del Presidente del COA di Pordenone Visentin Igor che degli altri consiglieri dal momento che i fatti qui segnalati sono indice e prova evidente di gravi responsabilità, anche deontologiche, di chi scientemente omette per 150 giorni l’ emissione di un atto dovuto come la decisione ( che dovrebbe per legge e diritto essere pure di accoglimento) su una istanza di re-iscrizione all’ albo.             Auspico  che le autorità politiche  apicali dello Stato Italiano  prendano in seria considerazione il mio appello a procedere al commissariamento del Consiglio dell’ Ordine degli avvocati di Pordenone per la gravissima  condotta qui succintamente descritta e prendano provvedimenti coercitivi volti a  dare realizzazione al mio diritto ad essere reiscritto fin dal 1.3.2023, quasi quattro anni fa. “

Concludeva  Edoardo con un appello e un accorato ringraziamento :  “Trasmetto questa comunicazione anche ad organismi politici a sostegno dei diritti civili in quanto l’ accanimento nei miei confronti è motivato sotterraneamente per il mio impegno professionale per ben  40 anni a tutela degli imputati di processi politici, processi indegni di una democrazia e di uno stato civile e nei quali io ho profuso impegno difensivo senza ambiguità e con profonda dedizione , chiedendo pertanto a questi organismi sostegno ed aiuto in questa mia gravosa situazione. Fra questi, ringrazio i destinatari “Comitato di Liberazione Nazionale Veneto” ed “Ufficio Dogale” che mi hanno sempre sostenuto in questa battaglia per il mio diritto al lavoro e per il diritto ad una giusta tutela nei processi politici , scandalo della repubblica italiana. Ringrazio quella parte non irrilevante di popolo veneto che, stretto sotto le insegne delle sue organizzazioni rappresentative  e politiche, non ha mai cessato di manifestarmi la propria vicinanza in quanto  da anni e in particolare dalla data del 16.7.2022 , quando venni illegalmente deportato in carcere, dopo una vita dedicata solo al lavoro, alla famiglia e alla cultura, vittima sacrificale della protervia di settori fuori controllo  della amministrazione italiana”.

Intanto, sulle rive del fiume Noncello, gli ordinistici continuano ad ingoiare istanze e a farle sparire… Questa è l’ Italia, ragazzi ! Se fa vomitare non è colpa del vostro Monitore Veneto.

 

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