Da oltre quarant’anni l’area neofascista viene
utilizzata come capro espiatorio permanente della Repubblica italiana.
Bologna è diventata un
dogma intoccabile, fondato su ricostruzioni giudiziarie controverse,
testimonianze contraddittorie, prove indirette e depistaggi mai chiariti fino
in fondo.
Gilberto Cavallini, 73
anni, dopo averne trascorsi 43 in carcere, si trova ancora in regime
d’isolamento. Nonostante una vita già consumata dietro le sbarre, continua a
pagare il prezzo di una verità ufficiale che non ammette dubbi né revisioni.
È arrivato il momento di
chiedere verità e una giustizia che si fondi su prove solide, non sulla
necessità politica di individuare sempre lo stesso colpevole.
Fonte
:
Il
Primato Nazionale

Nessun commento:
Posta un commento