Dallo scorso 19 giugno, a Gilberto
Cavallini - detenuto a Rebibbia in regime di isolamento - è stata inflitta a
sorpresa una sorveglianza ancora più stringente. La misura sembra motivata da
ragioni di tutela dell’incolumità del detenuto. Ragioni ancora ignote agli
avvocati. Cavallini, 73 anni, è in isolamento dallo scorso novembre, in virtù
di una sanzione penale accessoria inflittagli nel 2025, insieme all’ergastolo,
con la condanna definitiva per la strage di Bologna. Un inedito assoluto per
una persona già considerata rieducata e dunque non più punibile secondo
Costituzione per un fatto criminoso di 45 anni prima.
Con l’ultimo
provvedimento che ne inasprisce la già soffocante restrizione, Cavallini non
può più partecipare alla Messa né andare in chiesa a pregare o seguire corsi di
formazione. Non può più fare l’ora d’aria nel passeggio grande ma è costretto
al chiuso in un cubicolo lungo pochi metri dove fa un caldo insopportabile.
Riceve il vitto non dal carrello ma direttamente dall'assistente penitenziario
che glielo porta insieme alle medicine. Manco fosse un lebbroso. Cavallini, che
finirà di espiare l’isolamento nel 2028, è sorvegliato con telecamere H24 anche
al cesso, può parlare di persona solo con i difensori e al telefono con i
familiari. Questa ulteriore deprivazione delle già menomate libertà
fondamentali origina da una nota riservata del DAP alla Direzione di Rebibbia,
con uno specifico ordine di servizio che impone stringenti misure “a tutela”
del detenuto. La nota del DAP non è ostensibile all'interessato e, allo stato,
neanche ai difensori, salvo autorizzazioni non ancora pervenute.
Cavallini è detenuto
ininterrottamente da oltre 40 anni e non ha mai avuto alcun problema con
nessuno all'interno del circuito carcerario, né ha mai avuto, in quest’ultimo
girone di inferno penitenziario, avvisaglie di minacce alla propria incolumità.
Questo improvviso pericolo paventato dal DAP non si spiega con gli elementi al
momento in nostro possesso.
Intanto si attende
risposta all’interrogazione presentata lo scorso 3 giugno dall’onorevole
Giachetti di Italia Viva, proprio sulla base di quanto denunciato al Riformista
dall’avvocato Gabriele Bordoni in merito alle tante stranezze di questo
isolamento inflitto a un detenuto già rieducato e semilibero dal 2017. Gli
interrogativi posti al ministro Nordio interpellano direttamente
l’Amministrazione Penitenziaria, dal momento che proprio il DAP avrebbe dovuto
registrare i periodi di isolamento già espiati dal pluri-ergastolano e
riconosciuti dai magistrati sin dal 1995, con la concessione del primo permesso
premio. Ma il DAP non ha fornito riscontro e così Cavallini è condannato a
scontare per intero questi ulteriori tre anni nel regime di massima afflizione,
adesso ulteriormente inasprito.
Da semilibero Cavallini
non era minacciato da nessuno. Se lo è ora in galera, andrebbe liberato subito,
non murato vivo “a sua tutela” in attesa che si spenga di morte naturale,
magari in un carcere di massima sicurezza, in condizioni inumane, deprivato di
tutto e totalmente solo.
Simona Bonfanti
( da “ Il Riformista”)

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